domenica 1 settembre 2013

CLAUDIO ABBADO E LA PERFEZIONE DELL'INCOMPIUTEZZA


Nell’arte musicale romantica, e dunque nella tradizione secolare delle esecuzioni e dell’estetica, vige un mito paradossale, inerente all’incompiutezza. L’opera non conclusa sarebbe la dimostrazione dell’impossibilità stessa di finire, ossia di contenere la tensione infinita all’interno di una singola opera (en voici le mythe), eppure il prodotto del genio sarebbe comunque perfetto, anche quando ‘non compiuto’ in ogni sua parte (bisticcio etimologico, perché il latino perfectum significa appunto ‘completato’, e imperfectum è ‘incompiuto’).
Accostare dunque nel programma di un concerto due grandi sinfonie non completate, la VII di Franz Schubert (L’Incompiuta per antonomasia) e la IX di Bruckner(con cui le certezze del sinfonismo romantico tramontano per sempre) è impresa titanica che soltanto un musicista prodigioso come Claudio Abbado può affrontare; tanto più allusiva, nell’ambito di un Festival di Lucerna che intitola la sua giubilare edizione n. 75 ¡Viva la Revolución! In effetti, rivoluzionario fu Schubert nell’ampliare a dismisura le proporzioni sinfoniche (si pensi alla Grösse); rivoluzionario Bruckner nel tendere ai limiti delle possibilità armoniche e tonali una musica che oltrepassava di più lunghezze lo stesso Schubert e Wagner; rivoluzionaria, non da ultimo, è la lettura di Abbado, che azzera il mito romantico dell’incompiutezza perfetta, sostituendolo con una commovente rappresentazione della fragilità e del dolore umani, a volte troppo opprimenti per permettere il termine di un progetto artistico.L’Allegro moderato che apre il torso schubertiano sgorga da un tremolo dei violini impressionante per la sua sonorità minima, eppure definita: un ronzio inquietante, un frullare di ali su cui si adagia il primo tema melodico. Abbado predilige il pizzicato (la cifra “artigianale” dell’intero concerto) dei violoncelli, equilibrandolo con i legni e gli ottoni. Sarebbe ozioso parlare della trasparenza e della leggerezza ottenute dal direttore; piuttosto, del suono spicca la dilatazione, tesa al massimo e sostenuta con straordinaria intensità. Nell’Andante con moto si ripresenta un effetto già apprezzato in precedenza, del disegno di ciascuna sezione orchestrale che è dato intendere distintamente dall’inizio alla fine, e non in modo frammentario come accade solitamente: Abbado insiste dunque – nell’incompiutezza dell’opera – sulla percezione completa della singola proposizione musicale, di ciascuna struttura architettonica della partitura (da quelle macroscopiche dei temi principali alle figurazioni di sostegno e di accompagnamento). Il garbatissimo pizzicato dei contrabbassi richiama poi quello dei violoncelli del I movimento, e tanto più si differenzia dal suono dei violini nella sezione di raccordo, così tenue, levigato, scavato nella sonorità da richiamare i pianissimi di Mahler. Negli ultimi accordi non c’è alcun compiacimento o sottolineatura retorica da pomposo sensus finis applicato ad arte: Abbado non smentisce la sua concezione totalmente anti-retorica della musica.
Se Schubert è autore frequentato da moltissimi anni, e indagato nella complessità delle componenti sintattiche, lo studio applicato ultimamente a Bruckner (e proprio a Lucerna, con la IV, la V, la I, e ora la IX Sinfonia) giunge a risultati sconvolgenti: l’interpretazione di Abbado rovescia quasi tutte le consuetudini esecutive cui l’ascoltatore è abituato, allontanandosi dai luoghi comuni sul sinfonista magniloquente, trionfale, aggressivo, mistico, intriso di Dio. Il Bruckner di Abbado non è nulla di tutto questo, perché il direttore ne fa emergere soprattutto la dimensione dolorosa e tragica, ossia propriamente umana, incerta, senza risposte. Anche a tale proposito l’incompiutezza della sinfonia si spiega come dramma di mezzi linguistici ed espressivi troppo pervasivi; l’esistenza stessa del compositore non fa in tempo a risolvere tutti gli arcani, non riesce a dipanare il nodo gordiano dell’armonia e della testura del problematico IV movimento. Nell’interpretazione che Abbado offre dei primi tre, l’assenza del finale, su cui Bruckner si arrovellò fino a poche ore prima della morte, non è inquietudine sublime dell’artista romantico, impedito da un afflato spirituale che in lui soffia troppo potente, ma deriva dalla difficoltà tecnica, da un’arte ostica e paralizzante, dalla sfida agli strumenti espressivi, condotti al limite delle loro possibilità.
A seguito di tale impostazione il direttore può anche far scorrere alcune frasi senza enfasi o pesantezza, come poco dopo l’attacco e prima dell’enunciazione del tema d’avvio nelFeierlich, Misterioso che apre la sinfonia. Grande sorpresa è ascoltare il motivo portante reso come un cantabile, con lo stesso tempo di quanto precede: il dispiegamento del suono segue dinamiche differenti rispetto a quel che accadeva in Schubert. Eppure con il modello schubertiano si profila un collegamento sempre più importante, allorché il pizzicato dei violoncelli determina l’accompagnamento, ed è coronato da cenni appena udibili dei corni, con una raffinatissima saldatura sonora. Quando singoli strumenti devono enunciare un brandello di tema o un disegno parallelo, Abbado ne mantiene le sonorità in piano, affinché non sorga alcun eroico protagonismo (con i legni si tratta di un effetto bellissimo e inedito). Il terzo tema del I movimento, quello che gli antichi esegeti indicavano come “lo spirito del Gotico”, o con etichette evocative del genere, costituisce un pendant del precedente cantabile, ma gravato da una tristezza incalzante. Al suo centro l’intervento del flauto ha un atteggiamento sfacciato, quasi espressionistico, come a sfidare un dolore lancinante. Se si manifesta solennità, nel momento in cui la prima tromba emerge appena sul flutto degli archi, è solennità funerea, quasi da marcia funebre. Il suono orchestrale pieno raggiunge l’amalgama perfetto di tutte le sezioni, profilando comunque frasi di violoncelli e contrabbassi davvero mai udite in precedenza, mentre il movimento si conclude nel colore della più dolorosa tragedia.
Un vigorosissimo pizzicato (ancora!) inaugura lo Scherzo (Bewegt, lebhaft, mentre ilTrio reca la sola indicazione Schnell), in cui Abbado ribalta l’accostamento usuale a un Bruckner compulsivo e forsennato; la sciocchezza critica è giunta a definire questa musica come volontà dischiacciare e di distruggere. È invece la tragedia dell’essere schiacciati da una realtà tanto più insidiosa poiché avanza leggiadra, a passi di danza (Abbado non dimentica la natura originaria dello Scherzo); ne è emblema il Trio, temporaneo incanto in cui l’oboe effonde da solo ulteriore disperazione.
Presenza sonora che apparenta II e III movimento è il timpano cupo e ossessivo, che nell’Adagio (Langsam, feierlich) assurge quasi a pedale, fino a quando gli archi enunciano il secondo tema con una forza sonora che supera anche quella di ottoni e legni. Poi, come fenomeno preventivato, a polarizzare l’ascolto è il doppio pizzicato dei violoncelli e dei violini: inesorabile come ogni struttura geometrica, esso si oppone a una breve frase di transizione del flauto (preludio del ritorno al primo tema), che innesca una specie di dissoluzione della tonalità (e si spiega perché, ora come in precedenza, Abbado faccia suonare lo strumento in modo marcatamente novecentesco). L’antinomia è dunque realizzata, poiché si oppongono un procedere rigoroso e fiducioso (il pizzicato tante volte valorizzato) e lo sfaldamento progressivo della sintassi tonale: è l’esistenza che sfugge e viene meno; ed è – sembra suggerire Abbado con l’accostamento delle due sinfonie incompiute – un ossimoro che conduce all’aporia del finale mancante. Dopo l’ultimo accordo, ineffabile preludio al nulla eterno, il pubblico del KKL resta a lungo in silenzio, anche quando Abbado ha ormai abbassato le braccia; un turbamento incantato, trasfigurante, che soltanto l’esplosione di un interminabile applauso cerca di liberare. Foto Priska Ketterer, Peter Fischli, Georg
Anderhub ©Lucerne Festival

giovedì 29 agosto 2013

PAISIELLO FESTIVAL: ATTILIO CANTORE PRESENTA “LA MUSICA E LA GROTTA”


ATTILIO CANTORE AL SUO ESORDIO CON “LA MUSICA E LA GROTTA”


TARANTO – Interessante evento culturale nel corso del Giovanni Paisiello Festival, giunto alla XI edizione, presso il Museo Diocesano di Taranto il 5 settembre  p.v. alle 21.00 : la presentazione de “La musica e la grotta”, dramma giocoso in due atti in forma di romanzo, scritto dal giovanissimo Attilio Cantore. Il testo presenta una rocambolesca storia di intrighi esoterici ambientata a fine settecento, fra politiche di corte e strani omicidi, i cui protagonisti sono i due illustri musicisti Giovanni Paisiello e Wolfgang Amadeus Mozart ed inoltre Giacomo Casanova, noto come libertino e avventuriero, ma riconosciuto anche tra i massimi esponenti della cultura del suo tempo. L’opera è quindi frutto di un elaborato intreccio che oscilla fra il drammatico e il comico, fra il viaggio e l’utopia, fra la satira e il racconto filosofico. In questo viaggio immaginario, che si svolge nell’inverno del 1787, i tre protagonisti entrano in contatto con spiriti di fama, fra i quali Franz Joseph Haydn, Giuseppe Balsamo conte di Cagliostro, Ludwig van Beethoven, Johann Baptist Anton von Pergen, Christoph Bartholomäus Anton Migazzi von Waal und Sonnenthurn, Anton Mesmer ed il conte Esterhàzy. L’eloquio dei personaggi è sempre schietto, vivo e caratterizzato da bilinguismo (innumerevoli sono,infatti, gli esempi di code switching con l’intento di divertire il pubblico). Durante la presentazione saranno proposte letture drammatizzate di alcune divertenti pagine del romanzo insieme con l’esecuzione di brani di musica barocca. Il romanzo è suddiviso in due atti preceduti da una Symphonia avanti l’opera. Relatore sarà Giovanni Fornaro con gli interventi musicali di Ivana Astrid Zaurino, Giuseppe Grassi, Antonio Micelli, e lo stesso autore Attilio Cantore. Le letture saranno a cura di Tiziana Risolo e Chicco Passaro, live performance della pittrice Nuccia Pulpo.







Attilio Cantore è nato a Grottaglie il 22 giugno 1992.
Diplomando in Pianoforte presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali Giovanni Paisiello di Taranto. Nel corso degli anni ha tenuto concerti di musica classica in diverse formazioni da camera, partecipando a concorsi nazionali ed internazionali di pianoforte. Iscritto all’Università del Salento, coltiva costantemente la sua passione letteraria. Nel 2009 pubblica una raccolta di poesie, Orme, edita dalla Chimienti-editore.
Partecipa a numerose edizioni di concorsi di poesia, fra i quali il Premio Letterario Internazionale Il Molinello di Rapolano Terme (per l’elevata qualità artistica, alcune poesie vengono accolte nell’antologia del Premio); il Premio Nazionale di poesia e narrativa Primavera Strianese di Striano; il Premio Nazionale di Poesia Lorenzo Montano, indetto dall’Associazione Anterem di Verona.
Frequenta due corsi di Dizione con l’illustre Prof. Alessandro Quasimodo.
Relatore in numerose rassegne musicali, tra cui la III e IV rassegna di concerti “Note introduttive -la musica spiegata”, promossa dal Comune di Taranto.
Nel 2011 e nel 2012 frequenta corsi di Etnomusicologia tenuti dal Prof. Giovanni Fornaro.  È autore della presentazione del volume dell’Avv. Floriano Motolese  “L’ombra della vedova nera – Il tarantolismo pugliese di Ignazio Carrieri” (Edizioni dell’Iride – Tricase).
E' anche autore di articoli afferenti la filosofia delle arti nipponiche, pubblicati sulla rivista nazionale Samurai. Curatore di Paisiello in mostra, con mostra di ritratti, libri, partiture, materiale filatelico e discografico per l’istituzione di una casa-museo e centro documentazione paisielliano, tenutasi presso il MUDI (Museo Diocesano di Arte Sacra di Taranto), all’interno della IX edizione del Giovanni Paisiello Festival (direttore artistico: M° Lorenzo Mattei), organizzato dagli Amici della Musica di Taranto.

Con la casa editrice Chimienti ha pubblicato nella primavera di quest’anno il suo primo romanzo, “La Musica e la Grotta”,  dramma giocoso in due atti in forma di romanzo.

domenica 18 agosto 2013

DAL 2 AL 18 SETTEMBRE IL GIOVANNI PAISIELLO FESTIVAL


TON KOOPMAN inaugurerà
l’undicesima edizione del “Giovanni Paisiello festival”


Taranto - L'organista olandese TON KOOPMAN,uno dei più importanti esecutori e studiosi al mondo della musica del Seicento e Settecento musicale europea,  terrà il 2 settembre, con inizio alle ore 21, nella Chiesa Madre di Grottaglie il concerto inaugurale dell’undicesima edizione del “Giovanni Paisiello Festival”.



Il grande TON KOOPMAN avrà l’occasione di suonare un organo a canne della metà del ‘500, gioiello dell’arte organara ed uno dei più antichi in Italia, che si trova proprio a Grottaglie.
Il Maestro Koopman ha appreso dell’esistenza di questo eccezionale strumento e ha voluto regalare a Taranto e alla sua provincia un concerto che costituirà un unicum, in quanto eseguito sul preziosissimo organo grottagliese a registri separati, recentemente restaurato mantenendo le antiche canne originali e ripristinando anche la cassa lignea e la cantoria.
TON KOOPMAN, è direttore dell’Amsterdam Baroque Orchestra & Choir ed è un'indiscussa autorità mondiale nell’ambito della prassi esecutiva della musica per tastiera di Johann Sebastian Bach e del suo maestro Dieterich Buxtehude. Ha inciso per le etichette più prestigiose e suona con le più importanti orchestre al mondo.

L’edizione 2013, che si svolgerà dal 2 al 18 settembre prossimo, prevede appuntamenti articolati in mostre d’arte, concerti, presentazioni di volumi e performance di teatro-danza, il tutto organizzato dagli Amici della Musica “Arcangelo Speranza” di Taranto sotto la direzione artistica del Musicologo Lorenzo Mattei.
Questo il programma: 


2 settembre | Collegiata Maria SS.ma Annunziata | Grottaglie – ore 21 TON KOOPMAN, recital su organo antico

5 settembre | MUDI – vernissage ore 18,30 PAISIELlandO
l’artista, le opere, la città contemporanea di Nuccia Pulpo

5 settembre | MUDI – vernissage ore 18,30
10 ANNI DI FESTIVAL nelle foto di Carmine La Fratta
5 settembre | MUDI – ore 21
LA MUSICA E LA GROTTA
presentazione del dramma giocoso in due atti in forma di romanzo di Attilio Cantore
(ingresso gratuito)

9 settembre | MUDI – ore 21
LA CANTATA DI SAN GENNARO (1787)
Con i SOLISTI dell’Associazione Musicale Choraliter e l’Ensemble Barocco del Teatro San Carlo

13 settembre | MUDI – ore 18,30
MUSICA E DRAMMA NEL DRAMMA PER MUSICA
aspetti dell’opera seria raccontati da Lorenzo Mattei
13 settembre | MUDI – ore 21
QUARTETTO D’ARCHI “IL PARTIMENTO”
I Quartetti per archi n. 1, 2, 3 e 4 di Giovanni Paisiello

18 settembre | MUDI – ore 21
CONSEGNA DEL PREMIO “GIOVANNI PAISIELLO FESTIVAL”
riconoscimento ad un personaggio o ad una istituzione che ha contribuito
alla riscoperta e valorizzazione del patrimonio musicale di Paisiello

18 settembre MUDI - L’ABITO NUDO
danza-teatro di Alberto Cacopardi
con Alberto Cacopardi (danza)
Mirko Lodedo (pianoforte)
e Maria Laura Iacobellis (soprano)
Compagnia Manonuda teatro
Progetto artistico formativo Tessuto Corporeo
con il sostegno del Crest
luci Walter Mirabile.


Tutte le informazioni sul concerto di KOOPMAN e sugli altri appuntamenti del “Giovanni Paisiello festival” sono sul sito www.giovannipaisiellofestival.it, o telefonando al numero 099.7303972.

G.L.

venerdì 2 agosto 2013

PRESTIGIOSA EDIZIONE DEL FESTIVAL DELLA VALLE D'ITRIA

CON LA “MESSA DI REQUIEM” DI VERDI SI E’ CONCLUSO IL FESTIVAL DI MARTINA

Martina Franca - Dopo aver assistito alla “Messa di Requiem” di Verdi al Palazzo Ducale di Martina Franca, ultima rappresentazione della XXXIX edizione del Festival della Valle d’Itria, è accaduto che guardando la TV  abbia visto parlare Riccardo Muti con orchestra e coro schierati
sul palco per un concerto dedicato ai terremotati dell'Emilia-Romagna. Immediatamente mi è tornata in mente la “Messa di Requiem” da lui diretta nel concerto svoltosi al Senato lo scorso 16 dicembre al cospetto del parlamento e del Presidente della Repubblica. In quell’occasione, il maestro rivolto al Cardinale Bertone, seduto tra gli scranni dei senatori, volle sottolineare: “Non creda che Verdi fosse ateo. Era un mangiapreti sì, ma le sue musiche finiscono tutte guardando ad un mondo trascendente”. Condivido pienamente questo punto di vista. La “Messa di Requiem”  verdiana è, infatti, un viaggio attraverso gli Inferi ed il Purgatorio; un viaggio che termina alle porte del Paradiso per chiedere asilo e pace e soprattutto  il percorso dell’inquietudine spirituale dell’autore, agnostico quale egli era. In modo emblematico il musicista fa concludere l’opera con un’implorazione sincera ed insistente : “Libera me”. La “Messa di Requiem” di Verdi è una composizione sacra del 1874 per coro, voci soliste ed orchestra ed è dedicata all’amico scrittore Alessandro Manzoni, scritta dopo un lungo periodo di inattività artistica, dopo il successo ottenuto con Aida. In realtà egli pensava da tempo ad una composizione di ispirazione sacra. Il suo “Requiem” è  frutto del dolore provocato dalla morte di due grandi italiani Rossini e Manzoni. Già con la morte di Rossini nel 1869, Verdi organizzò con altri amici un “Requiem” a più mani, che pur portato a termine, non venne mai rappresentato.  Con la successiva morte dell’amico-patriota Manzoni nel 1873, con cui condivideva  gli ideali  del Risorgimento, di giustizia e libertà, prese corpo l’idea di scrivere da solo l’intera “Messa”, partendo proprio dal “Libera me, Domine” composto precedentemente per il musicista di Pesaro. Il successo fu enorme ed il carattere sublime e nobile della composizione conferì  alla stessa immediato successo e fama internazionale.  Il giovane direttore  Omar Meir Wellber,  ha diretto con determinazione e precisione ed ha saputo cogliere le dinamiche dell’opera, guidando l’orchestra dal pianissimo iniziale quasi impalpabile al fortissimo e violento del “Dies Irae” (il cui motivo è sempre presente durante tutta l’opera), e mettendo in evidenza le qualità dell’Orchestra Internazionale d’Italia, del Coro della Fondazione Petruzzelli e di un eccellente quartetto di solisti, il soprano Teresa Romano, il mezzosoprano Michela Nardella, il tenore Giorgio Berrugi ed infine il basso Gianluca Buratto. Davvero interessante la voce proprio di quest’ultimo che ha profondamente emozionato. Equilibrata, piena di umanità e di religiosità, la composizione verdiana è un connubio perfetto di stile gregoriano e lirico.  Stupendo il “Dies Irae”, commovente l”Agnus”, sconvolgente il “Libera me”. Incredibilmente emozionanti alcuni passaggi: il basso declama "mors..., mors... mors, stupebit" e subito si percepisce l'angoscia della morte;  il soprano aggiunge: "nihil..., nihil inultum remanebit" e si coglie il vuoto abissale del nulla; dopo il coro urla "dies irae"  e si avverte il terrore del giudizio eterno. La serata è stata non solo un omaggio al compositore di Busseto a 200 anni dalla nascita ed alla musica sacra italiana, ma anche al pubblico del Festival che mai come quest’anno ha occupato ogni ordine di posti in tutte le serate; un riconoscimento pieno per l’ottimo lavoro svolto dal Direttore Artistico Alberto Triola ed al Presidente Franco Punzi, che sono riusciti a realizzare egregiamente,sempre con lo stesso impegno e passione, nonostante le numerose difficoltà finanziare incontrate, un’edizione fantastica per la scelta delle opere e del cast di artisti.

In foto, in alto :il direttore Meir Omer Wellber ed
in basso a sx il Direttore Artistico Alberto Triola ed
a dx il Presidente del Festival Franco Punzi

G.L.

mercoledì 31 luglio 2013

IL FESTIVAL DELLA VALLE D'ITRIA CHIUDE CON VERDI

MESSA DA REQUIEM DI GIUSEPPE VERDI




Martina Franca - La Messa da Requiem di Giuseppe Verdi è l’appuntamento conclusivo della 39^ edizione del Festival della Valle d’Itria, che termina giovedi 1 agosto alle ore 21.00, nell’atrio di Palazzo Ducale. Il Festival ha celebrato il bicentenario della nascita di Verdi con  la messa in scena della Giovanna D’Arco e una serie di concerti commemorativi. Domani sera tocca ad una delle pagine più belle mai scritte di  musica sacra, un capolavoro di soggiogante potenza. La morte di Alessandro Manzoni colpì così tanto Verdi che riprese un suo vecchio manoscritto composto per la morte di Rossini, tra l’altro mai eseguito e, dalla partitura originale per il Libera me, Domine, il maestro propose il Requiem per Manzoni a Ricordi, il quale a sua volta lo propose al Comune di Milano, con promessa di eseguirlo nel primo anniversario della morte del grande letterato. Il Sindaco e la Giunta accettarono di buon grado e ringraziarono calorosamente Verdi. La Messa da Requiem venne finalmente eseguita nella chiesa di San Marco il 22 maggio 1874. Domani sera la direzione sarà affidata al giovane già celebre Omer Meir Wellber, direttore musicale del Palau des les Artes di Valencia, che torna a Martina Franca dopo il trionfale concerto sinfonico del 2011. Esemplare il quartetto dei solisti, scelti tra i migliori giovani italiani dell’ultima generazione: Teresa Romano, Michela Nardella, Giorgio Berrugi e Gianluca Buratto.
La Messa sarà celebrata in suffragio di Lorenzo D’Arcangelo, giornalista martinese, tra i fondatori del Festival di cui ricorre il centenario della nascita. 

Teresa Romano, soprano
Michela Nardella, mezzosoprano
Giorgio Berrugi, tenore
Gianluca Buratto, basso

Direttore d’orchestra: Omer Meir Wellber

Orchestra Internazionale d'Italia

Coro del Teatro Petruzzelli di Bari
Maestro del Coro: Franco Sebastiani

martedì 30 luglio 2013

PENULTIMO APPUNTAMENTO AL FESTIVAL DELLA VALLE D'ITRIA

CANTA LA NOTTE: SAN FRANCESCO DA PAOLA

Ultimo appuntamento con il ciclo di concerti Fuori orario, Canta la Notte domani 31 luglio a mezzanotte si terrà nel chiesa di San Francesco da Paola. I soprano Amy Corkery e   Carolina Lippo, allievi dell’Accademia del Belcanto “Rodolofo Celletti”, eseguiranno il Salve Regina di Alessandro Scarlatti, per soprano, alto, due violini e basso continuo. Di Claudio Monteverdi, Tre Madrigali tratti dal Settimo libro de Madrigali, Chiome D’Oro, per due voci, due violini e basso continuo, Ohimé dov’è il mio ben, romanesca a due voci  e Non è gentil core, per due soprani. Paolo Palazzo all’organo, Giuseppe Putrella alla tiorba, Sophie Nerbie al violoncello, Margherita Carbone e Silvia Grasso ai violini, saranno diretti dal clavicembalista e direttore Antonio Greco.   

La chiesa di san Francesco da Paola è divisa in tre navate, separate da quattro imponenti arcate, sorrette da pilastri quadrati sui quali sono affisse delle bellissime tele del Settecento raffiguranti le stazioni della Passione di Cristo. Lungo le navate laterali, sotto tre campate delle cinque, si aprono tre altari a muro in pietra gentile. Si differenziano da questi, gli altari collocati nella testata della navata, ossia quelli dedicati alla Madonna di Costantinopoli e a San Michele Arcangelo in quanto sono lavorati in pietra locale e con una maggior enfasi decorativa tipica del rococò. Dietro l’altare maggiore del presbiterio è situato un coro in legno in stile barocco risalente al 1715.

lunedì 29 luglio 2013

A JESSICA PRATT IL PREMIO BACCO

IL PREMIO BACCO A JESSICA PRATT

E’ il giovane soprano australiano Jessica Pratt la vincitrice del XXXVI Premio “Bacco di Borboni”.  Il 30 luglio alle 19.00, sulla terrazza dell’albergo diffuso Rococò, alla vincitrice sarà consegnata una una cantinetta di 100 bottiglie di vino Martina D.O.C. delle cantine Di Marco con etichetta personalizzata. Jessica Pratt è presente per la prima volta al Festival della Valle d’Itria nel ruolo di Giovanna D’Arco nell’opera omonima di Verdi andata in scena il 28 luglio e in replica il 31. Jessica Pratt ha debuttato presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia sotto la direzione di Vladimir Ashkenazy e nel gennaio del 2008 ha ottenuto una borsa di studio come artista stabile presso la Wiener Staatsoper dove successivamente ha debuttato diretta dal M° Christian Thielemann. E’ seguito il suo debutto presso il Teatro Comunale di Bologna, diretta dal M° Antonello Allemandi, nella Lucia di Lammermoor, ruolo che ha poi ricoperto altre volte. Nel 2011/2012 è stata Elvira ne’ I Puritani a Cremona, Brescia, Pavia e Como, Cunegonde in Candide all’Opera di Roma, ha cantato al Concerto di fine anno al Gran Teatro la Fenice di Venezia, Lucia a Napoli e Tel Aviv, Amina ne’ La Sonnambula a Venezia e Amira nel Ciro in Babilonia al Caramoor Festival e al ROF di Pesaro. Recentemente Jessica Pratt ha interpretato il ruolo di Gilda (Rigoletto) a Parma, Donna Anna (Don Giovanni) a Genova, Lucia per il suo debutto al Deutsche Oper di Berlino, Matilde nel Guillaume Tell a Lima con Juan Diego Florez e I Capuleti e i Montecchi (Giulietta) a Reims. Impegni futuri la vedranno impegnata nel Demetrio e Polibio al San Carlo di Napoli, Gilda a Sevilla con Leo Nucci, La Sonnambula a Bari, La Bohéme (Musetta) a Salerno e Inès nell'Africaine per l'inaugurazione della stagione 2013/2014 della Fenice. A maggio 2013, ha ricevuto il prestigioso Premio Internazionale La Siola d'Oro Lina Pagliughi.