venerdì 27 maggio 2016

CONCERTO PER LA FESTA DELLA REPUBBLICA AL TEATRO CARLO FELICE

Giovedì 2 giugno
Concerto sinfonico per la Festa della Repubblica
Direttore Marcello Rota

Giovedì 2 giugno alle ore 21.15, il Teatro Carlo Felice e la Regione Liguria propongono per la Festa della Repubblica un concerto sinfonico in Piazza De Ferrari per trascorrere con tutta la città un momento musicale dedicato a questo evento. Sul podio a dirigere l’Orchestra del Teatro Carlo Felice sarà il celebre Marcello Rota, uno dei direttori più interessanti della sua generazione, la cui intensa carriera, condotta in alcuni fra i maggiori teatri e sale da concerto nel mondo, comprende anche la tournée a Guangzhou nella Repubblica Popolare Cinese, dal 25 al 29 settembre 2015, proprio con il Teatro Carlo Felice ed il tradizionale Concerto di Capodanno del 1° gennaio.
Il suggestivo Concerto sarà interamente dedicato a Nino Rota, celebre compositore, tra i più prolifici del ‘900, la cui grande notorietà si deve prevalentemente alle mirabili colonne sonore (in particolare quelle per Fellini), veri capolavori della storia della musica per cinema.
In apertura il Tema di Gelsomina da La strada, celeberrimo tema melodico, seguito dalla Suite sinfonica da I vitelloni, la cui colonna sonora, che risale al 1953, contiene una serie di motivi ispirati a melodie e ritmi delle canzonette del periodo; Fantasia e canzone da La  dolce  vita, del 1960, uno dei film più famosi della storia del cinema, seguita da Preludio, canzone e fox-trot da Le  notti di Cabiria, film vincitore del premio Oscar come migliore film straniero; Fantasia da Amarcord, del 1973, dal film autobiografico di Federico Fellini, la cui colonna sonora ruota attorno ad un tema dolce e popolare legato alla serenità del ricordo e alla rievocazione dei fatti narrati; Valzer Verdi  - Valzer del commiato da Il  gattopardo, film-capolavoro del 1963 di Luchino Visconti, al quale seguirà il famoso Preludio danza e canzone d’amore da Romeo e Giulietta da Shakespeare, film firmato da Franco Zeffirelli nel 1968,  di cui si ricorda in particolare il mirabile tema d’amore su testi di Elsa Morante che fece vincere al compositore il Nastro d’argento. In chiusura la Suite dalla trilogia da Il Padrino (1972) e Il Padrino parte II (1974), che segnano l’incontro di Rota con il regista italo-americano Francis Ford Coppola, una colonna sonora senza dubbio tra le più note del Maestro, anch’essa vincitrice di un Oscar.


Giovedì 2 giugno 2016 ore 21.15 Piazza De Ferrari

Direttore
Marcello Rota

Nino Rota
Tema di Gelsomina da La strada
Suite sinfonica da I vitelloni
Fantasia e canzone da La dolce vita
Preludio, canzone e fox-trot da Le notti di Cabiria
Fantasia da Amarcord
Valzer Verdi - Valzer del commiato da Il gattopardo
Preludio danza e canzone d’amore da Romeo e Giulietta
Suite dalla trilogia da Il Padrino e Il Padrino parte II

Arrangiamenti e strumentazione per orchestra sinfonica di Fabrizio Francia


Orchestra del Teatro Carlo Felice

ALL'AUDITORIUM PAOLO GRASSI, FLAVIA PICCINNI RACCONTA : "QUEL FIUME E' LA NOTTE"


Sabato 28 maggio 2016, ore 19.30
Auditorium della Fondazione Paolo Grassi
[Ingresso libero]

Un evento organizzato dal Presidio dei Libro di Martina Franca

Il Presidio del libro di Martina Franca, in collaborazione con la Fondazione Paolo Grassi, la Commissione Pari Opportunità e Manufacta, organizza un incontro con Flavia Piccinni che presenta "Quel fiume è la notte", il nuovo straordinario romanzo che ha rappresentato la casa editrice Fandango Libri alla 70ma edizione del Premio Strega, a cui è stata candidata.
Un libro che racconta il tema dell’aborto attraverso un viaggio in India, in un’epoca in cui ogni condizionamento è tabù.
L'evento è in programma domani, sabato 28 maggio presso la l'Auditorium della Fondazione Paolo Grassi alle ore 19.30 (ingresso libero). Mariarosaria Palmieri dialogherà con l'Autrice. Si tratta di un'iniziativa promossa dalle Regione Puglia- Assessorato all'industria turistica e culturale, in collaborazione con l'Associazione dei Presìdi del libro. 

giovedì 26 maggio 2016

PETRUZZELLI, SOLD OUT PER LA TOSCA DI PUCCINI

                              


Bari – Tosca è una delle opere liriche di Giacomo Puccini più rappresentate sui palcoscenici di tutto il mondo. Il compositore toscano decise di scrivere quest'opera  dopo aver assistito in Francia alla rappresentazione teatrale del dramma in cinque atti di Victorien Sardou, con l'interpretazione della grande Sarah Bernhardt. Innamoratosi dell'opera, Puccini, dopo la rinuncia di Alberto Franchetti, chiese ed ottenne dal suo editore Giulio Ricordi di acquistare i diritti dell'opera per ridurlo in dramma lirico. Si occuparono della scrittura del libretto Giuseppe Giacosa e Luigi Illica (con piccole modifiche apportate dallo stesso compositore). Un dramma ricco di grossi fatti emozionali, senza poesia, ritenuto anche da  Ibsen destinato all’oblio, divenne nelle mani di Puccini il capolavoro lirico che conosciamo. Il compositore riuscì a padroneggiare la trama e così una semplice prima attrice si trasformò in un personaggio romantico, con tratti di gelosia ma di grande cuore e generosità. Gli altri due protagonisti, Cavaradossi, figlio di aristocratico romano, è un pittore con sentimenti sani e patriottici e Scarpia, moralmente abietto e malvagio, si muove in un clima psicologico di
intimidazione, di terrore ed esercita il suo potere, come una forma di dominio totale sull’uomo. Tutti gli artisti, sono stati particolarmente apprezzati dal pubblico ed  applauditi anche a scena aperta; è avvenuto  in occasione delle tre arie più note :''Recondita armonia'' per Cavaradossi,  ''Vissi d'arte'' per Tosca ed ancora per Cavaradossi nel 3° atto,  con la struggente aria ''E lucean le stelle''. Non del tutto convincenti  Dario Di Vietri, nel ruolo di  Cavaradossi, che ha alternato buoni acuti ad altrettante imprecisioni e Sebastian Catana in quello di Scarpia. Più sicura e con grande capacità interpretativa il soprano Susanna Branchini in Tosca ed il baritono Domenico Colaianni, impareggiabile nel ruolo  del sagrestano. La Tosca rappresentata a Bari è la ripresa di una produzione delle Fondazioni Arena di Verona e Teatro delle Muse di Ancona, con la regia, scene, costumi e disegno luci di Giovanni Agostinucci. La regia ha voluto dare il senso del tempo ed evocare il clima dell'epoca, dove gli spiriti liberi soccombono e muoiono per gli ideali. Felici intuizioni, quindi, nella regia e nella scenografia, che, pur discostandosi dalla tradizione non ne hanno alterato la struttura classica ma anzi hanno aggiunto valore artistico alla stessa.  Dal punto di vista musicale molto attenta e precisa l’ Orchestra della Fondazione Petruzzelli, ben diretta  da Giampaolo Bisanti, così come il Coro del Petruzzelli diretto da Franco Sebastiani, con il contributo del Coro di Voci Bianche “Vox Juvenes” di Emanuela Aymone.  L’opera verrà riproposta fino all’1 giugno con un sold out preannunciato anche nelle prossime recite. Dal 29 maggio cambierà il cast; a dirigere ci sarà Giuseppe La Malfa ed i tre ruoli principali di Tosca, Cavaradossi e scarpia saranno ricoperti da Monica Zanettin, Giancarlo Monsalve e Giorgio Surian.


Gaetano Laudadio

ULTIME RECITE DI SALOME DIRETTE DA FABIO LUISI AL TEATRO CARLO FELICE

Fabio Luisi incontra Salome – ultima replica sabato 28 maggio

Grande successo di pubblico e di critica per le recite di Salome, in scena al Teatro Carlo Felice da sabato 21 maggio. Cast di primordine, diretto dalla magica bacchetta di Fabio Luisi, profondo conoscitore dell’opera di Strauss, con particolare predilezione per partiture, come quella di Salome, di grande complessità e “densità sonora”. Ultima replica sabato 28 maggio alle ore 15.30.

Visto il successo riscosso dalla promozione congiunta Salome al Teatro Carlo Felice e Wilde Salomé al Club amici del cinema di Sampierdarena, le proiezioni del film vengono prolungate fino al 2 giugno.
Agli spettatori del film Wilde Salomé viene offerta la possibilità di assistere all’Opera Salome, a condizioni straordinarie, mentre gli abbonati e i possessori del biglietto per Salome al Teatro Carlo Felice potranno vedere il film a prezzo ridotto.



Salome
Dramma musicale in un atto di Oscar Wilde
Traduzione tedesca di Hedwig Lachmann
Musica di Richard Strauss


Direttore
Fabio Luisi

Regia
Rosetta Cucchi

Scene
Tiziano Santi

Costumi
Claudia Pernigotti

Luci
Luciano Novelli
da un’idea di D. M. Wood

Assistente alla regia
Stefania Panighini

Assistente alle scene
Alessia Colosso


Personaggi e interpreti

Salome
Lise Lindstrom

Jochanaan  
Mark Delavan

Narraboth
Patrick Vogel

Herodias
Jane Henschel

Herodes
Herwig Pecoraro

Erster Jude
Marcello Nardis

Zweiter Jude
Alessandro Fantoni

Dritter Jude
Naoyuki Okada

Vierter Jude
Jason Kim

Fünfter Jude
Alessandro Busi

Erster Sodat
Roberto Maietta

Zweiter Soldat
Luca Gallo

Erster Nazarener
Frano Lufi

Zweiter Nazarener
Manuel Pierattelli

Ein Kappadozier
Alessandro Busi

Ein Page
Marina Ogii

Ein Sklave
Patrick Vogel


Nuovo Allestimento del Teatro Carlo Felice

Orchestra del Teatro Carlo Felice

UN CONCERTO-SPETTACOLO DEL TEATRO REGIO PER GLI ISTITUTI PENITENZIARI DI PARMA

TRAME DI RIGOLETTO
Il concerto-spettacolo che inaugura la collaborazione del Teatro Regio
con gli Istituti penitenziari di Parma nell’ambito del protocollo di intesa tra le istituzioni
lunedì 30 maggio 2016, ore 13.30

Nell’ambito del Protocollo d’intesa recentemente siglato, il Teatro Regio di Parma inaugura la collaborazione con gli Istituti Penitenziari di Parma con Trame di Rigoletto, uno speciale concerto-spettacolo, un’inedita e originale riscrittura di una delle opere più amate e popolari di Giuseppe Verdi, in scena lunedì 30 maggio 2016 alle ore 13.30 nel teatro degli Istituti penitenziari. L’attore Bruno Stori, che firma la drammaturgia dello spettacolo, rievocherà la tragica storia di Rigoletto e di sua figlia Gilda, lasciando spazio ai brani più celebri dell’opera interpretati dal soprano Giovanna Iacobellis (Gilda), dal tenore Raffaele Abete (Il Duca) e dal baritono Luis Choi (Rigoletto), accompagnati al pianoforte da Kayoko Ikeda.

Oltre 50 i detenuti che assisteranno allo spettacolo nell’auditorium degli Istituti Penitenziari di Parma, alla presenza del Sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore, in visita al carcere di Parma dopo la conclusione degli Stati generali della Giustizia che hanno avviato un processo di rinnovamento del sistema penitenziario voluto dal Governo.

Trame di Rigoletto inaugura la collaborazione tra gli Istituti penitenziari di Parma e la Fondazione Teatro Regio di Parma, che hanno recentemente firmato un protocollo d’intesa per l’elaborazione di progetti e attività rieducative e formative che possano concorrere al reinserimento sociale e professionale dei detenuti coinvolti in percorsi di approfondimento, laboratori creativi, seminari e attività didattiche legati ai mestieri del Teatro e al mondo dell’Opera, pensati e condivisi dal direttore della Fondazione Teatro Regio di Parma Anna Maria Meo e dal direttore del carcere Carlo Berdini, con la collaborazione del Garante dei detenuti del Comune di Parma Roberto Cavalieri.




mercoledì 25 maggio 2016

IL CICLO "NEW YORK-NEW YORK" AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

La grande tradizione musicale americana al Teatro Massimo
Domani parte il ciclo “New York, New York”: Bernstein, Barber, Ellington
Primo concerto diretto da Daniel Cohen, c’è anche una tip tap dancer

PALERMO. La grande tradizione musicale americana e afroamericana rivive al Teatro Massimo in un ciclo di tre concerti intitolato “New York, New York”. Domani, 26 maggio, alle 20.30, primo appuntamento con Downtown Stories: musiche di Samuel Barber, Leonard Bernstein, Duke Ellington, direttore Daniel Cohen, primo violino Salvatore Greco, Orchestra e Coro del Teatro Massimo, maestro del coro Pietro Monti, tip tap dancer Giorgia Lorito.
Il 31 maggio Rhapsody in blues diretto da Todd Reynolds, con il grande Uri Caine al pianoforte: musiche di George Gershwin e di Artie Shaw. Infine, il 7 giugno, G-Spot Tornado diretto da Jonathan Stockhammer con il solista Paolo Fresu: opere di Aaron Copland, Chet Baker e le ultime composizioni di Frank Zappa. “Un programma – spiega il direttore artistico del Teatro Massimo, Oscar Pizzo – che parte dai grandi classici americani per finire a esplorare il jazz e il rock, con autori che hanno scritto tutti musica originale per orchestra. Dopo la maratona Beatles, andiamo alla scoperta dell’America!”.
Il concerto di domani sera ha in programma l’Adagio per archi e il Concerto per violino e orchestra op. 14 di Samuel Barber; Three Dance Episodes da On the Town (Dance of the Great Lover, Pas de Deux, Times Square Ballet) e Symphonic Dances da West Side Story di Leonard Bernstein; tre brani dai tre Sacred Concert di Duke Ellington (Father Forgive, The Shepherd, David Danced).
L’Adagio per archi di Samuel Barber è una delle pagine più famose del Novecento americano. La sua prima esecuzione fu diretta da Arturo Toscanini – uno dei pochissimi casi in cui il direttore italiano affrontò composizioni di autori americani – nel 1938 a New York con la NBC Symphony Orchestra. Nello stesso periodo Barber compone il Concerto per violino eseguito per la prima volta il 7 febbraio 1941 all’Academy of Music di Philadelphia.
Quanto a Leonard Bernstein, il suo nome è strettamente legato alla città, sua fondamentale fonte di ispirazione. On the Town nasce come rielaborazione in forma di musical del balletto di Jerome Robbins per la Metropolitan Opera House Fancy Free, per il quale Bernstein aveva composto le musiche nel 1944. La storia di On the Town è nota anche grazie al film omonimo del 1949 con Gene Kelly e Frank Sinatra. Dalla partitura del musical Bernstein trasse l’anno successivo i Three Dance Episodes, destinati al pubblico delle sale da concerto. West Side Story invece, rivisitazione della storia di Romeo e Giulietta ambientata nella New York degli anni Cinquanta, si sofferma sul lato oscuro di New York, quelli della rivalità tra gang.
Duke Ellington, pur non essendo nato a New York, ha legato indissolubilmente il proprio nome di musicista e compositore a quello della grande città, dove si trasferì nel 1923 suonando nel leggendario Cotton Club dove sviluppò lo stile che gli diede la fama. Ellington è stato tra i primi musicisti jazz a essere riconosciuto come un grande compositore e a concentrare la propria attenzione sulla forma musicale e sulle tecniche compositive. I suoi tre Sacred Concerts, creati rispettivamente nel 1965, 1968 e 1973, hanno tutti ispirazione sacra. Dal Second Sacred Concert provengono Father Forgive e The Shepherd, mentre David Danced è tratto dal primo Sacred Concert. La peculiarità di questi brani è la presenza, accanto alle voci e agli strumenti, di una ballerina di tip tap.


SI APRIRA' CON "LA GROTTA DI TROFONIO" DI PAISIELLO IL 42° FESTIVAL DELLA VALLE D'ITRIA

Presentata a Milano, al Piccolo Teatro,
la 42ma edizione del Festival della Valle d’Itria con in cartellone
sette opere, dodici concerti, un festival junior e
soprattutto inclusa nel ciclo operistico una proposta musicale di valore storico:

LA PRIMA MONDIALE DI FRANCESCA DA RIMINI DI SAVERIO MERCADANTE

Franco Punzi, presidente del Festival, Alberto Triola, direttore artistico, Fabio Luisi, direttore musicale e Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro hanno presentato la 42ma edizione del Festival della Valle d’Itria che quest’anno inizierà il 14 luglio per terminare il 5 agosto. Un cartellone impegnativo con un importante calendario sia operistico che di concerti  tra riscoperte e proposte come è da sempre nel codice genetico del Festival. Tra titoli emblematici come ad esempio il repêchage di  una brillante commedia per musica, “La grotta di Trofonio” di Giovanni Paisiello che inaugura il Festival, i “Baccanali” di Agostino Steffani, il “Don Chisciotte della Mancia” sempre di Paisiello, “A hand of bridge” di Samuel Barber e “The bear” di William Walton fino ad arrivare al “Così fan tutte” di Mozart spicca su tutto una proposta di grande valore storico e culturale: il 30 luglio va in scena in prima mondiale assoluta la “Francesca da Rimini”, opera inedita di Saverio Mercadante. 

Come afferma il direttore artistico Alberto Triola: “Questo è il grande appuntamento musicale della stagione 2016 e si tratta di uno dei progetti più ambiziosi dell'intera storia del Festival. A Martina facciamo i conti con il nuovo da sempre e oggi mettiamo in scena una novità di portata storica che ha la singolare particolarità di avere invece quasi 200 anni non essendo mai stata rappresentata fin ora.  “Francesca da Rimini” allinea un grande titolo di un compositore tra i maggiori dell'Ottocento italiano, un soggetto leggendario e due personaggi divenuti archetipi culturali per l'Occidente: Paolo e Francesca, gli sfortunati amanti immortalati da Dante nel Quinto Canto della Commedia. Il regista Pierluigi Pizzi che torna a Martina Franca  dopo 20 anni, offre una visione nuova e inedita della sua visione artistica di una vita e sarà una sorpresa per un pubblico che lui ha abituato a letture sceniche sontuose, ricche di particolari e che questa volta in un ambiente rarefatto sarà concentrato su una cura spasmodica dell'azione scenica e teatrale che porterà a una altissima temperatura il vortice dantesco della storia di Paolo e Francesca; il maestro Luisi sarà perfettamente in grado di sottolineare il grande respiro musicale della partitura che contiene pagine di sorprendente ispirazione".

Oltre alle riscoperte di tale valore al Festival non si dimentica il grande repertorio con il “Così fan tutte”: il capolavoro di Mozart e Da Ponte che offre ai giovani artisti dell'Accademia “Celletti” una straordinaria occasione di misurarsi con le potenzialità del più alto teatro musicale. Ulteriore motivo di interesse della proposta, oltre al titolo stesso, sarà la seconda direzione di Fabio Luisi, che ha deciso di debuttare con questo titolo proprio a Martina Franca, insieme ai giovani interpreti dell'accademia. 




Scriveva Euripide che l'arco di Eros è duplice: da un lato scocca i dardi della gioia e dell'estasi, dall'altro quelli della pena e dello smarrimento, e confonde l'uomo, portandolo dall'ebbrezza alle più cupe tempeste dell'animo.

I giochi e gli abissi di Eros”, questo potrebbe essere uno dei titoli del cartellone della 42ª edizione del Festival della Valle d'Itria, significativamente dedicato a Giovanni Paisiello (1740 - 1816), uno dei più gloriosi nomi della scuola pugliese-napoletana, di cui ricorre nel 2016 il bicentenario della morte.

La vita del genio musicale pugliese, nato a Taranto e formatosi musicalmente a Napoli, è uno dei più eclatanti esempi di cosmopolitismo culturale; il Tarantino colleziona infatti commissioni, incarichi e allori, oltre che nel Regno di Napoli, dapprima nello Stato Pontificio e quindi nelle più ricche corti europee: soprattutto a San Pietroburgo, alla corte di Caterina II, e quindi Parigi e Varsavia.
L'apertura del Festival 2016 è dedicata a un significativo repêchage paiselliano: si recupera infatti una brillante commedia per musica, composta su di un soggetto noto agli appassionati e agli studiosi soprattutto grazie all’opera omonima del coevo Antonio Salieri: La grotta di Trofonio.

In quest’opera tipica d'ensemble, eccezionalmente ricca di pezzi d'assieme, Paisiello esalta il meccanismo teatrale caratteristico del genere comico: un manipolo di bizzarri personaggi, di varia caratterizzazione ed estrazione sociale, còlti in un complesso intreccio di interessi contrastanti, nell'alternarsi di una tavolozza di sentimenti: seduzione, gelosia e competizione muovono i personaggi all'interno di una dimensione apparentemente realistica e quotidiana, in realtà perfettamente idealizzabile, che sottolinea ambizioni, meschinità, egoismi e fragilità, secondo i caratteri alla satira sociale e di costume del tempo.
Il libretto che Paisiello intona è un rimaneggiamento del gustosissimo e originale dell'Abate Casti, che Salieri aveva utilizzato per la sua Grotta di Trofonio, andata in scena al Burgtheater di Vienna nell'ottobre 1785, e che anticipa i temi del Così fan tutte dapontiano.
Nel dicembre dello stesso anno, adattando il soggetto originale, di impianto più astratto e geometrico, a una varietà di tipi teatrali più "italiani" (tra cui spicca ad esempio il buffo Gasperone, che si esprime in dialetto napoletano), Paisiello presenta l'opera a Napoli, sulle scene del Teatro dei Fiorentini.

Anche per queste ragioni storiche, La grotta di Trofonio dà perfettamente conto del gusto musicale imperante in Italia nell'ultimo scorcio del XVIII secolo, che vede affermarsi l'opera comica quale genere di sicuro successo anche per compositori che avevano già dato prova di maestria nel genere serio e in quello sacro.

A Martina Franca l'opera di Paisiello va in scena per la prima volta in tempi moderni, grazie al lavoro di revisione di Luisa Cosi, esperta musicologa votata al recupero della Scuola pugliese.

Lo spettacolo, realizzato con le scene di Dario Gessati e i costumi di Gianluca Falaschi (entrambi tornano al Festival dopo il successo de La donna serpente), è affidato alla fantasia e all'estro teatrale di Alfonso Antoniozzi, interprete di riferimento negli ultimi vent'anni del repertorio buffo ottocentesco; artista poliedrico e vulcanico, Antoniozzi da qualche anno alterna la carriera di cantante a quella di regista: ha deciso di dare all'opera una lettura idealizzante, ambientandola negli Anni '10 del Novecento, immaginando le vicende di un improbabile gruppo di turisti alla scoperta di una Grecia arcadica e sorprendente, scaturiti da un mondo di...carta.

La direzione d'orchestra è affidata a Giuseppe Grazioli, elegante ed eclettico musicista, che torna a Martina Franca sul podio operistico, dopo il trionfo di Napoli milionaria, nel 2010.

Al cast, per un'opera di ensemble e d’irresistibile ritmo teatrale, è richiesto il più spumeggiante virtuosismo attoriale, e di garantire gli opportuni equilibri tra tipi vocali e "maschere" teatrali; a Martina Franca si potranno ammirare artisti riconosciuti tra i più brillanti talenti teatrali oggi in carriera, e alcuni di essi sono veri e propri beniamini del pubblico del Festival: nel ruolo eponimo torna a Martina Franca, dopo il successo personale riscosso come protagonista delle Braci, il grande basso Roberto Scandiuzzi, e - per il quarto anno consecutivo - il mattatore Domenico Colaianni, ancora una volta chiamato a un irresistibile ruolo di carattere. Rivediamo anche la giovane Angela Nisi, mentre debuttano invece a Martina Franca due bellissimi nomi del panorama lirico, quali Daniela Mazzucato e Giorgio Caoduro, oltre al giovane tenore Matteo Mezzaro e al soprano Caterina Di Tonno.

Lo spettacolo, dopo il Don Checco dello scorso anno, rinnova la collaborazione con la Fondazione del Teatro di San Carlo di Napoli, a conferma del valore di una partnership tutt'altro che estemporanea con la massima istituzione culturale di una grande capitale della storia della musica europea. Questa coproduzione si configura come l'evento di punta di una serie di iniziative collaterali che vedono il Festival e il Teatro San Carlo uniti nelle celebrazioni paiselliane, tra le quali un convegno di studi internazionale, una mostra monografica, documentale e iconografica.

Di straordinario valore è la proposta rappresentata dal secondo titolo operistico del cartellone, che andrà in scena nel cortile di Palazzo Ducale il 30 luglio 2016. È infatti addirittura una prima assoluta mondiale quella di Francesca da Rimini, opera inedita di Saverio Mercadante.

Si tratta evidentemente di uno dei progetti più ambiziosi dell'intera storia del Festival della Valle d'Itria, che allinea un grande titolo di un compositore tra i maggiori dell'Ottocento italiano, un soggetto leggendario e due personaggi divenuti archetipi culturali per l'Occidente: Paolo e Francesca, gli sfortunati amanti immortalati da Dante nel Quinto Canto della Commedia.

Saverio Mercadante, altamurano trasferito a Napoli, consolida la propria fama a Vienna, Parigi e quindi a Madrid. Proprio per la corte spagnola scrive la sua Francesca da Rimini, ambizioso lavoro su libretto di Felice Romani, per il quale non risparmia energie, e che per ragioni su cui la storia deve ancora fare luce, non andrà mai in scena. La partitura manoscritta, datata 1831 e conservata in due copie (una a Bologna e una proprio nella capitale spagnola), perfettamente compiuta e integra, rivela una cura singolare per la scrittura e per il dettaglio, e presenta annotazioni autografe di rilevante valore. Le scelte musicali che Mercadante porta avanti in quest'opera sono degne di un lavoro che pareva destinato ad accendere gli entusiasmi dell'epoca.

Un debutto quindi molto atteso e di portata storica, che richiede una locandina prestigiosa: a Martina Franca la nuovissima e ancora sconosciuta Francesca da Rimini, opera di grande respiro e con pagine di sorprendente ispirazione, vedrà finalmente la luce, affidata alle cure del direttore musicale del Festival, Fabio Luisi, e all'eleganza di uno dei grandi maestri del teatro italiano, Pierluigi Pizzi, che torna a Martina Franca vent'anni dopo il memorabile successo della sua Grande-duchesse de Gérolstein, per curare l'intero progetto scenico dell'opera, firmando regia, scene e costumi.

La lettura che Pizzi sta preparando non mancherà di sorprendere, essendo improntata sul più asciutto dei minimalismi possibili: i protagonisti si muoveranno all'interno di uno spazio scenico completamente vuoto, scosso dai chiaroscuri di una colossale vela nera, che rimanda alla “bufera infernal, che mai non resta”. L'importante cifra coreografica che ne deriva potrà contare sulla prestigiosa firma di Gheorghe Iancu.

Il cast, totalmente internazionale, punta su tre giovani promesse, a partire dalla spagnola Leonor Bonilla (Francesca) e dalla giapponese Aya Wakyzono (Paolo), affiancate dal turco Mert Süngü (Lanciotto), tutti chiamati a misurarsi con una vocalità impegnativa e con ruoli assolutamente inediti.

Dell'opera, com'è evidente che debba essere in occasione di una prima mondiale di questa rilevanza, sarà eseguita la nuovissima edizione critica curata da Elisabetta Pasquini per Ut Orpheus.

Giunta al sesto anno di attività, e affidata ora direttamente alle preziose cure di Fabio Luisi, l'Accademia del Belcanto consolida il suo intenso e fecondo lavoro sul repertorio belcantistico, oltre a proseguire sul percorso di un rigoroso approfondimento stilistico e tecnico del cosiddetto "barocco".

La rilevante novità di quest'anno è che la proposta dedicata ai giovani artisti della "Rodolfo Celletti" si sdoppia: oltre che nel consueto titolo del repertorio seicentesco affidato alle cure di Antonio Greco, messo in scena nella cornice intima e suggestiva del Chiostro di San Domenico, alcuni di loro si misureranno in uno dei titoli più popolari del repertorio belcantistico, eseguito in forma semiscenica negli ampi spazi di Palazzo Ducale. È la riprova che i giovani dell'Accademia sono ormai in grado di esprimere una compiuta maturità vocale e interpretativa, tale da potersi far apprezzare anche nel grande repertorio.

Sono quindi due, da quest'anno, i titoli riservati ai giovani cantanti dell'Accademia Celletti: per l'ambito seicentesco si è scelto di continuare nella proposta del teatro musicale di Agostino Steffani; dopo la sorprendente messa in scena de La lotta d'Ercole con Acheloo, che riscosse nel 2014 un travolgente successo di critica e pubblico, viene proposto il secondo atto unico scritto da Steffani, geniale autore il cui pregio musicale è oggetto di recente e vitale riscoperta musicologica; alla giovane musicologa brasiliana Cinthia Alireti, già responsabile dell'edizione della Lotta, il Festival ha affidato l'edizione critica di Baccanali, altro titolo mai rappresentato in tempi moderni, e che promette nuove mirabilia musicali.

La parte scenica dello spettacolo è stata affidata a Cecilia Ligorio, che nell'ultima edizione del Festival si è imposta all'attenzione del pubblico con una sorprendente lettura del Barbiere di Siviglia, travolgente per ritmo e originalità: le caratteristiche del Chiostro di San Domenico dovrebbero garantire la dimensione ideale al suo talento registico, che per questo Steffani punta a una lettura poetica, lucida e visionaria del libretto di ispirazione classica. Alessia Colosso e Manuel Pedretti firmano rispettivamente scene e costumi di un allestimento che porterà suggestivi elementi di natura all'interno del Chiostro.

Per quanto riguarda invece l'opera di "repertorio" la scelta è caduta su Così fan tutte: il capolavoro di Mozart e Da Ponte è perfettamente centrato sul tema del Festival di quest'anno e offre ai giovani artisti dell'Accademia “Celletti” una straordinaria occasione di misurarsi con le potenzialità del più alto teatro musicale. Ulteriore motivo di interesse della proposta, oltre al titolo stesso, sarà la direzione di Fabio Luisi, che ha deciso di debuttare con questo titolo proprio a Martina Franca, insieme ai giovani interpreti dell'Accademia, chiamati a un lavoro totalizzante, di vero e proprio workshop teatrale, con la regista Juliette Deschamps, che firma la realizzazione semiscenica dello spettacolo. Moltissimi, quindi, i motivi di interesse di questo appuntamento. 

Il grandissimo successo del Barbiere dello scorso anno incoraggia il Festival a proseguire sulla strada di Opera in masseria, l'inedita formula (originale del Valle d'Itria), che propone la rappresentazione di un titolo operistico - appositamente adattato nell'organico strumentale e nella forma drammaturgica - in un contesto architettonico ed ambientale in grado di esaltare il pregio ambientale del territorio della Valle d'Itria.

Viene proposto, in forma integrale, un piccolo gioiello dell'opera buffa: il Don Chisciotte della Mancia di Paisiello. Il giovane regista Davide Garattini ha immaginato una messa in scena originale e sorprendente, e ha scelto di ambientare il soggetto, che rimanda a un altro anniversario (quello di Cervantes, di cui ricorre il quarto centenario della morte, 1547-1616), nella cornice di una taverna.

Nel cartellone del 42° Festival della Valle d'Itria anche i due concerti sempre molto attesi dal pubblico: quello del Belcanto a Palazzo Ducale - affidato alla spumeggiante bacchetta emergente del giovane Sesto Quatrini - in occasione del quale verrà assegnato il Premio Celletti 2016, con un programma di pagine poco note del repertorio belcantistico (Mercadante, Pacini, Rossini), significativamente accostate a Mozart (altro possibile fil rouge sommerso di questa edizione); e il popolarissimo Concerto per lo Spirito, nella Basilica di San Martino, ancora nel segno di Paisiello, e affidato alle cure di Ettore Papadia.

Il Festival di questi ultimi anni ha sempre riservato un'attenzione particolare alla musica e ai compositori del XX secolo, quando non a quelli di oggi, anche con commissioni di brani e opere nuove (lo scorso anno il Festival fu inaugurato con Le braci di Marco Tutino).
Quest'anno, nella cornice di Novecento e oltre, e nell'atmosfera intima del Chiostro di San Domenico, trovano spazio due serate di pregio musicale: un omaggio a Henze e Boulez, e una serata di opera da camera novecentesca, emblematicamente chiamata "Giochi di Eros", con un inedito dittico in lingua inglese: Hand of bridge di Samuel Barber, che è la più breve opera mai scritta (dura meno di dieci minuti), e The Bear, gioiello di William Walton da Cechov. Le due opere saranno rappresentate in forma semiscenica, e con piccolo organico strumentale.

Il ciclo Fuori orario... prevede i consueti appuntamenti musicali offerti al pubblico del Festival in diverse ore del giorno e della notte, e in vari luoghi della città. Ci sono i programmi di musica sacra della domenica a mezzogiorno (All'ora sesta) e quelli profani e gustosi (anche grazie alle delizie rinfrescanti offerte al pubblico dallo storico Bar Tripoli) del Concerto del sorbetto, affollato appuntamento fisso del sabato pomeriggio nel Chiostro di San Domenico; ma è la formula intima e mistica di Canta la notte... a ricreare le atmosfere probabilmente più suggestive del Festival. Quest'anno saranno due i programmi offerti ai nottambuli: un concerto corale, di ispirazione religiosa, e una sorpresa teatral-musicale, che offrirà una preziosa antologia pianistica intorno a Paolo e Francesca. I due eterni personaggi prenderanno voce e corpo tra il pubblico del Chiostro di San Domenico.

Non mancherà il tradizionale appuntamento con i più giovani, Festival Junior, che impegnerà anche quest'anno decine di bambini nell'incontro con pagine di musica del Novecento. L'iniziativa, ormai un classico del Festival, ha pregevoli finalità educative, perseguite già in fase di studio e preparazione, nel corso dei mesi invernali, grazie all'impegno, prezioso e insostituibile, della Fondazione Paolo Grassi diretta da Gennaro Carrieri e al lavoro di insegnanti appassionati e scrupolosi, e alla guida ispirata di Angela Lacarbonara. Quest'anno i giovani musicisti in erba avranno modo di conoscere l'estro di Erik Satie.

Chiude il Festival, come di tradizione, il Concerto sinfonico, diretto dalla giovane greca Karina Canellakis. Il programma, pensato per una serata accattivante e di richiamo, presenta la visione di Caikovskij di Francesca da Rimini, e la popolare sinfonia "Dal Nuovo Mondo" di Dvorák, protagonisti i musicisti dell'Orchestra Internazionale d'Italia.

Gli altri complessi ospitati dal Festival di quest'anno sono il Coro Filarmonico di Cluj-Napoca, diretto da Cornel Groza, l'orchestra ICO della Magna Grecia di Taranto e l'ensemble Cremona Antiqua.

Anche quest'anno, dunque, sono molti i percorsi, le suggestioni e le occasioni offerte dal Festival della Valle d'Itria, vera e propria "riserva protetta" (speriamo abbastanza!) del panorama culturale nazionale, e non solo.

Da più di quarant'anni tenace e coraggiosa espressione di fiducia nelle straordinarie potenzialità che musica, teatro e cultura possono sviluppare nell'economia e nello spirito di un territorio. Sempre di più laboratorio aperto di idee e di talenti, che scelgono la strada impervia e scomoda della scommessa su tutto ciò che non sembra affatto scontato. A tutti loro, e a chi dietro le quinte contribuisce ogni anno a perpetuare questa impresa, va il grazie più sentito del direttore artistico.