venerdì 19 novembre 2021

DOMENICA 28 NOVEMBRE, BEATRICE RANA AL TEATRO REGIO DI PARMA PER LA STAGIONE CONCERTISTICA 2021-22.

BEATRICE RANA
PER LA STAGIONE CONCERTISTICA 2021-2022 
DEL TEATRO REGIO DI PARMA 
REALIZZATA DA SOCIETÀ DEI CONCERTI DI PARMA
 
La pianista acclamata e premiata in tutto il mondo
per la forte personalità delle sue interpretazioni
e il suo virtuosismo torna al Teatro Regio con un programma dedicato a Fryderyc Chopin, Claude Debussy
e Igor Stravinsky.
Teatro Regio di Parma 
domenica 28 novembre 2021, ore 20.30



Acclamata in tutto il mondo per la grande personalità delle sue interpretazioni e il suo impeccabile virtuosismo, Beatrice Rana torna sul palcoscenico del Teatro Regio di Parma domenica 28 novembre 2021, ore 20.30, per la stagione concertistica 2021-2022, realizzata da Società dei Concerti di Parma in collaborazione con Casa della Musica e con il sostegno di Chiesi.
 
Fresca del debutto con la Boston Symphony Orchestra e della pubblicazione per Warner Classic del CD interamente dedicato a Chopin, con gli Studi op. 25 e i Quattro Scherzi, Beatrice Rana eseguirà al Teatro Regio un programma composto da brani cardine del suo repertorio: è proprio il romanticismo raffinato e rivoluzionario dei Quattro Scherzi di Fryderyc Chopin ad aprire il programma della serata, che, passando attraverso il primo libro degli Études di Claude Debussy, chiuderà il suo percorso con le sfavillanti pagine dall’impronta orchestrale dei Trois mouvements de Petrouchka di Igor Stravinsky, trascrizione per pianoforte del balletto omonimo che il compositore stesso realizzò per il pianista Arthur Rubinstein, anch’essi oggetto di incisione in un premiatissimo CD pubblicato nel 2019.


Beatrice Rana ha scosso il mondo della musica classica internazionale nel 2013, con la vittoria della medaglia d’argento e del “premio del pubblico” al Van Cliburn International Piano Competition. Da allora si esibisce nelle sale da concerto e nei festival più rinomati al mondo, tra cui il Konzerthaus e il Musikverein di Vienna, la Berlin Philharmonie, il Concertgebouw di Amsterdam, il Lincoln Center e la Carnegie Hall di Amsterdam, la Tonhalle di Zurigo, la Wigmore Hall di Londra, La Roque d'Anthéron Festival, la Walt Disney Hall e la Hollywood Bowl di Los Angeles, il Kennedy Center di Washington DC. Collabora con direttori d’orchestra del calibro di Yannick Nézet-Séguin, Antonio Pappano, Fabio Luisi, Riccardo Chailly, Paavo Järvi, Valery Gergiev, Yuri Temirkanov, Gianandrea Noseda, Vladimir Jurowski, Gustavo Gimeno, Jun Märkl, Zubin Mehta e con orchestre quali la Royal Concertgebouw Orchestra, la London Philharmonic Orchestra, l’Orchestre de Paris, la Royal Stockholm Philharmonic Orchestra, la Toronto Symphony Orchestra, la BBC Symphony Orchestra, la Seoul Philharmonic, l’Orchestre National de France, la Tonkünstler Orchester, l’Orchestra Sinfonica di Lucerna, l’Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Orchestra Sinfonica della RAI, la Filarmonica della Scala, la Filarmonica di San Pietroburgo e molte altre. Le sue incisioni discografiche, in esclusiva per Warner Classic, hanno ricevuto premi e riconoscimenti internazionali. L’incisione delle Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach, nel 2017, elogiata dai critici di tutto il mondo e premiata come “Young Artist of the Year” ai Gramophone Awards e “Discovery of the year” agli Edison Awards, rappresenta una pietra miliare nella sua carriera. Nel 2017 Beatrice Rana ha fondato il Festival di musica da camera “Classiche Forme” nella sua città natale, Lecce, in Puglia. Il Festival è diventato uno dei più importanti eventi estivi italiani. Dal 2020 è direttore artistico dell’Orchestra Filarmonica di Benevento.
 


giovedì 18 novembre 2021

La Voix humaine e The Telephone al Filarmonico per l'ultimo appuntamento della Stagione 2021.

 

Ultimo appuntamento per la Stagione Lirica 2021 con due brevi opere in un’unica serata



Quelle telefonate che allungano la vita:

La Voix humaine e The Telephone al Filarmonico

Due rari capolavori del ‘900 allestiti per la prima volta insieme a Verona: vite appese al filo del telefono nell’intenso monologo di Poulenc e nella commedia di Menotti.

Francesco Lanzillotta dirige l’Orchestra della Fondazione Arena con Cappiello, Bini e Verna nella nuova produzione firmata da Federica Zagatti Wolf-Ferrari

 

prima Domenica 28 novembre ore 15.30

Martedì 30 novembre ore 19.00

Giovedì 2 dicembre ore 20.00

Domenica 5 dicembre ore 15.30

Stagione Lirica 2021 - Teatro Filarmonico

Squilla il telefono e si apre il sipario sull’inedito dittico operistico domenica 28 novembre alle 15.30 al Teatro Filarmonico ∙ Il soprano Lavinia Bini interpreta una donna sconvolta da un doloroso addio nella geniale pièce di Jean Cocteau, già cavallo di battaglia di artiste come Anna Magnani e Sophia Loren, qui musicata da Francis Poulenc ∙ Opposta e complementare è la breve opera buffa di Gian Carlo Menotti, mai rappresentata a Verona: Lucy e Ben sono Daniela Cappiello e Francesco Verna, alla prese con un esilarante terzo elemento incomodo ∙ L’Orchestra della Fondazione Arena di Verona è diretta dal M° Lanzillotta mentre la nuova produzione vede la regia di Federica Zagatti Wolf-Ferrari, le scene di Maria Spazzi, i costumi di Lorena Marin e le luci di Paolo Mazzon.

La Voix humaine è la terza e ultima opera teatrale di Francis Poulenc (1899-1963): dopo la surreale Les Mamelles de Tirésias e l’ampio capolavoro Dialogues des Carmélites, l’atto unico sulla Voce umana (che traspone quasi integralmente il testo in prosa di Jean Cocteau, 1930) è forse anche il suo esperimento formale più ardito nel genere. In meno di cinquanta minuti di musica, si assiste ad una scena di compattezza e densità drammatica inaudite, dove l’orchestra e il canto sono perfettamente modellati sulla parola recitata, le sue mille sfumature ed il suo significato profondo, talvolta nascosto.

La vicenda è semplice e immediata: nella sua stanza, una giovane donna è impegnata in un’unica lunga telefonata, nonostante la linea sia più volte interrotta e disturbata. A poco a poco il pubblico capisce che all’altro capo del filo si trova un uomo, che non sarà mai visto né udito in scena, con cui si sta consumando l’ultima chiamata di addio. Sulla sola interprete femminile in scena (genericamente definita “lei”) ricade tutta la responsabilità dell’esecuzione: alla sua voce e alle sue doti attoriali spetta svelare le inquietudini, le menzogne, le preghiere, il pianto, i sorrisi nervosi, la disperazione della protagonista che ha, come unico mezzo per comunicare a distanza il proprio amore, solo la voce umana, mediata dalla cornetta del telefono.

Prima ancora dell’opera di Poulenc (cui arrise un grande successo sin dalla prima nel 1959), la pièce di Cocteau aveva attirato l’interesse di diversi interpreti, arrivando anche a costituire un intero episodio del film L’Amore di Roberto Rossellini, la cui protagonista fu un’intensa Anna Magnani, e quindi diversi omaggi cinematografici recenti, che hanno coinvolto da Sophia Loren a Tilda Swinton, da Madonna ad Almodóvar.

Il soprano toscano Lavinia Bini si cimenta nell’impegnativo atto unico, che ritorna dopo molti anni sul palcoscenico del Teatro Filarmonico nel ruolo che a Verona è stato di Magda Olivero (in italiano nel 1988), dame Gwyneth Jones (in scena) e Tiziana Fabbricini (in forma di concerto). Sul podio dell’Orchestra della Fondazione Arena fa il suo gradito ritorno il maestro Francesco Lanzillotta, reduce da quattro anni di successi alla guida dello Sferisterio di Macerata, ugualmente impegnato nell’opera e nel repertorio sinfonico con successo di pubblico e di critica.

Dopo l’intervallo i toni si alleggeriscono grazie al breve atto unico di Gian Carlo Menotti (1911-2007), da lui stesso definito opera buffa: The Telephone (1947) guarda scopertamente al genere dell’intermezzo buffo settecentesco ma con la melodia e la scaltrezza dell’uomo del Novecento che conosceva Broadway e i meccanismi della presa sul pubblico. Il malizioso sottotitolo L’Amour à trois investe l’apparecchio telefonico di uno scomodo ruolo, quasi un animale domestico che si intromette fra gli amanti, per poi permetterne riconciliazione e (si spera) lieto fine.

Il sipario si apre su Ben, che raggiunge l’amata Lucy per comunicarle qualcosa di importante prima di partire per un viaggio di lavoro. Lucy però è sempre al telefono, in una rete di interruzioni e pettegolezzi con invisibili interlocutori, mentre Ben perde la pazienza e il tempo a sua disposizione. Giunta l’ora della partenza, al povero protagonista maschile non resta che parlare con Lucy da una cabina telefonica: grazie all’odiato e indiscreto mezzo può almeno avere l’attenzione di lei e chiederla in sposa, per il suo ritorno: Lucy dice sì, con grande gioia di entrambi (finché un nuovo squillo di telefono non li separi).

Sensibile librettista e compositore, considerato un reazionario sui generis dalle avanguardie del Secondo Novecento che trovavano spazio al suo lungimirante Festival dei Due Mondi senza mai ricambiarne l’ospitalità, Menotti non ha mai goduto di rappresentazioni al Teatro Filarmonico di Verona, se si eccettua un brano dall’opera commissionata dalla NBC Amahl and the night visitors eseguito in un concerto natalizio del 1997. The Telephone è quindi una prima assoluta e arriva sul palcoscenico del Filarmonico con il giovane soprano sorrentino Daniela Cappiello (Lucy) e il baritono Francesco Verna (Ben) in una nuova produzione realizzata da un team creativo completamente al femminile: al suo debutto veronese è la regista Federica Zagatti Wolf-Ferrari, che si avvale della collaborazione di Maria Spazzi per le scene e di Lorena Marin per i costumi. Le luci sono firmate dall’esperto areniano Paolo Mazzon.

«Chissà se Menotti e Poulenc immaginavano che il telefono sarebbe diventato l’oggetto fondamentale nella vita di oggi… – osserva il maestro Francesco Lanzillotta, descrivendo i diversi ruoli dell’orchestra nei due titoli – In Poulenc la partitura scorre come l’acqua di un ruscello, è musica raffinata in cui la ricerca di colori significanti più che di melodie coinvolgenti è alla base di una concezione illuminata di grande teatro musicale. Menotti segue il canto con un tappeto di velluto morbido e con ironia sottile, la cui apparente semplicità è il punto di arrivo di un percorso compositivo complesso, che lavora per sottrazione, eliminando il superfluo, ricordandoci che semplice non significa banale». 

Proprio l’onnipresenza del telefono è al centro dello spettacolo pensato dalla regista Federica Zagatti Wolf-Ferrari e lega le due opere come parti di uno stesso arco temporale che tocca diverse generazioni: «Il telefono interrompe, limita, spezza e sbriciola l’attività della mente in frammenti impossibili da ricomporre: un tempo per la precarietà della linea, oggi per la “necessità” dei social di esaurire un argomento in 15 secondi, per passare il più velocemente possibile ad altro. Oggi come ieri, è il telefono a possedere noi, non siamo noi a possedere un telefono. In scena prevale un elevamento: il filo. In Poulenc, come un conto alla rovescia, il filo diventa sempre più corto, fino a diventare irraggiungibile. In Menotti assistiamo a una moltiplicazione mostruosa e angosciante di fili, simbolo della bulimia comunicativa e dell’iper-connettività odierna che domina azioni e relazioni, anche quella fra Lucy e Ben».

«Prima di presentare il cartellone del 2022 – conclude Cecilia Gasdia, Sovrintendente e Direttore Artistico della Fondazione Arena di Veronapuntiamo i riflettori sull’ultimo titolo della nostra Stagione Lirica 2021: una stagione anomala, che non ha potuto contare su campagne abbonamenti né sulla serenità dei tempi ma che finalmente ha ritrovato il pubblico dal vivo. Sul palcoscenico del Teatro Filarmonico diamo finalmente spazio ad un repertorio tra i meno frequentati a Verona con due vette del teatro musicale del Novecento. Siamo particolarmente contenti di affidare la creazione e la realizzazione di questo nuovo allestimento a nomi nuovi e giovani di talento, anche in scena, sia nella intensissima interpretazione del monologo di Poulenc, sia nel brio dell’opera buffa di Menotti, che qui è arricchita di significati, nel rispetto dell’opera originale, con una lettura profonda e davvero contemporanea».

Dopo la prima di domenica 28 novembre, il dittico telefonico La Voix humaine – The Telephone va in scena martedì 30 novembre (alle 19), giovedì 2 dicembre (alle 20) e domenica 5 dicembre (alle 15.30). I biglietti sono già in vendita online e presso la Biglietteria centrale, e anche presso la Biglietteria di via Mutilati due ore prima di ogni spettacolo. Per legge, l’accesso e la permanenza in teatro sono consentiti solo indossando la mascherina chirurgica ed esibendo il green pass (ulteriori informazioni disponibili alla pagina web https://www.arena.it/it/teatro-filarmonico/info-covid).

Con La Voix humaine – The Telephone continua l’iniziativa Ritorno a Teatro rivolta al mondo della Scuola all’interno della proposta Arena Young 2021: martedì 30 novembre alle ore 18.00 e giovedì 2 dicembre alle ore 19.00 gli studenti delle scuole primaria e secondaria, i loro familiari, gli insegnanti, i dirigenti scolastici e il personale ATA potranno assistere allo spettacolo a prezzo speciale: € 6,00 per gli studenti e € 12,00 per gli adulti. L’incontro propone un Preludio, momento introduttivo allo spettacolo alla presenza di alcuni dei protagonisti dell’opera. Inoltre Fondazione Arena di Verona apre le porte della sua prova generale alla Scuola, all’Università, al Conservatorio e al Polo Nazionale Artistico VAO per una speciale Anteprima giovani pomeridiana venerdì 26 novembre (informazioni e prenotazioni a scuola@arenadiverona.it).  

Il Pipistrello di Strauss figlio approda al Teatro del Borgo di Firenze.

 


Il Pipistrello di Strauss figlio approda al Teatro del Borgo di Firenze.

 

Domenica 28 novembre, alle ore 17.30, Sol Omnibus Lucet APS, in collaborazione con Modesta Compagnia dell’Arte, presenta la quinta replica dell’operetta Il Pipistrello di Johann Strauss Jr. 

 

La messa in scena avrà luogo al Teatro del Borgo a Firenze (via di S. Bartolo a Cintoia 97) e vedrà Maurizio Tonelli nuovamente nei panni del ricco possidente Gabriel von Eisenstein: attore, regista, sceneggiatore, scenografo, produttore, didatta nonché direttore artistico di importanti rassegne culturali ed organizzatore di eventi, tra le sue esperienze registiche si ricordano Copenaghen di Michael Frayn, Un cavallo di razza, Living the beat of theatre e Perché sei tu Romeo di Maurizio Tonelli, Le serve di Jean Genet, Peronella di Giovanni Boccaccio, Due signore e un Cherubino di Goliarda Sapienza, La farsa del Maestro Pathelin di Caterina Zarelli e Maurizio Tonelli, Per un poco di Rossetto di Giuseppe di Francesco. In qualità di attore ha invece partecipato alle seguenti produzioni: Aulularia di Plauto, Il dio del massacro di Yasmina Reza, La locandiera di Carlo Goldoni, La morsa e Cecè di Luigi Pirandello, Sarto per signora di George Feydou.

 

I soprani Chisako Miyashita e Giada Maria Zanzi, invece, interpreteranno rispettivamente Rosalinde – la moglie di Gabriel – e la cameriera Adele. La Miyashita, al debutto nel ruolo, è una cantante che vanta numerose esperienze in Italia e all’estero. Membro della “Fujiwara Opera Company”, si laurea e successivamente consegue anche il Master of Arts con Indirizzo Lirico presso l’Università Musicale “Kunitachi” di Tokyo. Trasferitasi in Italia, nello stesso anno si diploma in Canto Lirico al Conservatorio di Bologna e vince il II Premio al Primo Concorso Internazionale “Città di Minerbio”. È solista in numerosi concerti di musica sacra, in Giappone, Germania e Italia, fra cui Messiah (Händel), Magnificat (Bach, Vivaldi), Requiem (Fauré, Mozart, Bruckner), Deutches Requiem (Brahms), Stabat Mater (Pergolesi), Messa in Do maggiore (Beethoven). Il suo repertorio abbraccia sia ruoli elegiaci sia di coloratura di compositori quali Bellini, Donizetti, Verdi, Mozart. In qualità di soprano solista prende parte a numerosi concerti lirici ed importante è anche la sua attività operistica: si ricordano le sue partecipazioni a L’elisir d’amore, Don Pasquale, Il flauto magico, Don Giovanni, Rigoletto, Le nozze di Figaro; merita una particolare menzione la sua interpretazione di Rosina ne Il barbiere di Siviglia di Paisiello al Teatro Comunale di Bologna. È inoltre docente di Canto Lirico all’Accademia Musicale dei Floridi.

 


Il soprano leggero Giada Maria Zanzi ha invece già interpretato più volte il ruolo di Adele oltre a Olympia ne I racconti di Hoffmann di Offenbach, Adina ne L’elisir d’amore di Donizetti, Barbarina ne Le nozze di Figaro e La Regina della Notte ne Il flauto magico di Mozart, Musetta ne La bohème di Puccini. Ha debuttato come Serpina ne La serva padrona di Pergolesi alla Regia Accedemia Filarmonica, Susanna ne Le nozze di Figaro al Teatro Aldrovandi-Mazzacorati, nonché Oscar in Un ballo in maschera di Verdi al Teatro Dehon. Come solista e artista di coro ha cantato, tra gli altri, nei teatri Antoniano, Guardassoni, Di Marfisa, Manzoni.  Svolge anche un’intensa attività concertistica in tutta Italia: si è esibita come solista per diverse rassegne musicali italiane e al fianco del duo Jalisse, a Teolo, per un concerto in favore delle vittime del terremoto di Amatrice.

 

La direzione musicale di questa nuova messa in scena della celebre operetta sarà affidata alla giovanissima Matilde Bianchi: bolognese di nascita, cresce in un ambiente musicale (figlia di musicisti è fin dai tempi dell’infanzia circondata da diversi strumenti musicali coi quali si cimenta, prediligendo il pianoforte). Oltre a qualificarsi ai primi posti in diversi concorsi internazionali, nel 2017 vince una borsa di studio per le eccellenze musicali al concorso “Giovani in Crescendo” di Pesaro, esperienza significativa con la quale inizierà a debuttare da solista con numerose orchestre in diverse città italiane quali Pesaro, Bologna, Vinci. Attualmente frequenta il biennio di Pianoforte al Conservatorio G. B. Martini di Bologna sotto la guida del M° Matteo Fossi.

 

Regia di Maurizio Tonelli. Costumi e scenografie di Mirta Zagonara. INGRESSO: 10,00€ || PER PRENOTAZIONI: +39 375.57.28.488 – info@teatrodelborgo.itprenotazioni@teatrodelborgo.it

 

 

Una prima esecuzione assoluta al Costanzi inaugura la stagione 2021-22.


JULIUS CAESAR DI GIORGIO BATTISTELLI INAUGURA

LA STAGIONE 2021-22 DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA:

SUL PODIO IL DIRETTORE MUSICALE DANIELE GATTI

ALLA REGIA ROBERT CARSEN

La prima di sabato 20 novembre sarà trasmessa in diretta/differita su Rai 5

e il giorno successivo sulle frequenze di Rai Radio3


Sarà una prima rappresentazione assoluta ad aprire la stagione 2021-22 del Teatro dell’Opera di Roma, Julius Caesar, commissionata dal Lirico romano a uno dei principali compositori di oggi, Giorgio Battistelli. È la prima volta, in tempi recenti, che il Costanzi inaugura la sua stagione con un’opera del proprio tempo. L’unico precedente risale al 1901 con l’apertura affidata a Le maschere di Mascagni. Alla direzione dell’Orchestra del Teatro dell’Opera il suo direttore musicale Daniele Gatti mentre la regia è di Robert Carsen.

 

La nuova tragedia in musica sarà proposta da Rai Cultura in diretta/differita sul suo canale Rai5 a partire dalle 21.15. Domenica 21 sarà invece possibile ascoltarla sulle frequenze di Rai Radio3.

 

Partendo dalla tragedia di William Shakespeare, Ian Burton ha realizzato un libretto in due atti attenendosi fedelmente al testo originale, pur modernizzandolo di tanto in tanto e ampliando il ruolo del fantasma di Cesare.

 

“Più che un lavoro sulla violenza, è un lavoro psicologico - ha dichiarato il compositore Giorgio Battistelli, Leone d’oro alla carriera 2022 - Non è un’opera di violenza ma amletica, di dubbio. È una scrittura densa, cupa. Sul piano drammaturgico e musicale, ci sono parti dove il canto fuori scena si incastra nell’orchestra, ibridazioni tra suono dell’orchestra e suono umano”.

 

È un privilegio – ha dichiarato il maestro Daniele Gatti - poter tenere a battesimo una nuova opera su un soggetto così alto e importante, creata da uno dei maggiori compositori di oggi, Giorgio Battistelli, per di più come congedo dal mio teatro, dopo tre anni meravigliosi. Il tutto con il suggello della regia dell’amico Robert Carsen. Credo che sia un segnale forte aprire la stagione con una prima esecuzione assoluta: un segno della nostra fiducia verso il nuovo e verso l’innovazione culturale”.

 

La tragedia di Giulio Cesare viene ambientata da Robert Carsen, che firma anche le luci, nella Roma di adesso. “La musica è di oggi e Giorgio scrive per il pubblico odierno – ha affermato il regista – Vediamo il Senato di Roma così com’è ora e sulla scena si muovono uomini politici in abiti moderni. Si tratta di senatori romani perché di questo parla il testo, ma è una trama che potrebbe accadere ovunque nel mondo, nel senso che la politica prevede dappertutto gli stessi meccanismi. Mettere in scena il nuovo lavoro di Battistelli e Burton (è la terza volta che lavoriamo insieme) non è solo un onore, ma anche una sfida particolare, dal momento che l’opera debutta in prima assoluta a Roma, città dove si svolge l’azione del dramma di Shakespeare”.

 

È un’opera tutta al maschile. L’unico personaggio femminile è Calpurnia, la moglie di Cesare.

Il cast vocale include Clive Bayley (Julius Caesar), Elliot Madore (Brutus), Julian Hubbard (Cassius), Dominic Sedgwick (Antony), Michael J. Scott (Casca), Hugo Hymas (Lucius), Ruxandra Donose (Calpurnia), Alexander Sprague (Octavius), Christopher Lemmings (Cinna / Marullus), Christopher Gillett (Indovino / I Plebeo), Allen Boxer (Flavius / Metellus / II Plebeo), Scott Wilde (Decius / III Plebeo), Alessio Verna (Servo di Cesare / Titinius / IV Plebeo).

Dirige il Coro del Teatro dell’Opera di Roma il maestro Roberto Gabbiani.

Le scene sono di Radu Boruzescu, i costumi di Luis F. Carvalho e le luci dello stesso Carsen con Peter Van Praet.

 

Dopo la prima di sabato 20 novembre, sono previste quattro repliche: martedì 23 e giovedì 25 alle ore 20.00, sabato 27 alle 18.00 e domenica 28 alle 16.30.

 

I biglietti per la stagione 2021-22 sono in vendita presso la biglietteria e sul sito del Teatro dell’Opera di Roma.

 

Per informazioni: operaroma.it

UN SECOLO DI MUSICA CON IL CORO FEMMINILE DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA.

 


 

UN SECOLO DI MUSICA CON IL CORO FEMMINILE DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

 

Sul podio Gea Garatti Ansini; al pianoforte Costantino Petridis

 

Venerdì 19 novembre alle 19 in diretta streaming sulla pagina Facebook del TCBO

 

È il Coro femminile del Teatro Comunale di Bologna, diretto da Gea Garatti Ansini e accompagnato dal pianista Costantino Petridis, il protagonista del concerto intitolato “Cori di Dame”, trasmesso venerdì 19 novembre alle ore 19 in diretta streaming sulla pagina Facebook del TCBO.

 

Il programma, che abbraccia un secolo di storia della musica, è dedicato a brani per coro femminile: produzioni sacre, quali una pagina di rara esecuzione come La Fede, La Speranza, La Carità, tre cori religiosi per voci e pianoforte di Gioachino Rossini – con la voce solita di Antonella Montali – e “Laudi alla Vergine Maria” dalla raccolta dei Quattro pezzi sacri di Giuseppe Verdi, i cui versi sono tratti dalla preghiera a Maria contenuta nel Canto XXXIII del Paradiso di Dante. Si ascolteranno anche alcuni cori del repertorio operistico ottocentesco italiano: ancora di Rossini “Dall’Oriente l’astro del giorno” tratto dall’Ermione, mentre di Giacomo Puccini il Madrigale da Manon Lescaut, entrambi con la voce solista di Lucia Michelazzo. Marcelle Jauretche interpreta poi la parte di Giannetta nel coro “Sarìa possibile” dall’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, mentre Maria Adele Magnelli è solista nel Canto di donne dall’Atto I da Francesca da Rimini di Riccardo Zandonai e nel Coro di Mousmè da Iris di Pietro Mascagni.

Completano il programma il Coro di Zingarelle dalla Traviata e il Coro delle Streghe dagli Atti I e III del Macbeth di Verdi, il Coro di Amorini dall’Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea e il Coro di Pastorelle dall’Andrea Chénier di Umberto Giordano.

mercoledì 17 novembre 2021

Il 18 e 20 novembre, due grandi serate di musica tra ‘600 e ‘700, al Teatro alla Scala.

 

Due grandi serate di musica tra ‘600 e ‘700 alla Scala:

Sonya Yoncheva in concerto

e Theodora di Händel con Lisette Oropesa e Joyce DiDonato

 

Il 18 novembre un prezioso concerto con pagine di Cavalli, Monteverdi, Stradella ma anche Gibbons e Purcell con la Cappella Mediterranea diretta da Leonardo García Alarcón;

il 20 l’oratorio Theodora con l’Orchestra Il Pomo d’Oro diretta dal giovane Maxim Emelyanychev e le voci di Lisette Oropesa, Joyce DiDonato e Michael Spyres

 

Dopo il successo senza precedenti de La Calisto il repertorio della musica del Seicento e primo Settecento torna alla Scala con due appuntamenti di rilievo per importanza musicale e assoluto prestigio degli artisti coinvolti: il 18 novembre Sonya Yoncheva presenta un concerto dedicato ad autori secenteschi e del primo Settecento spaziando da Monteverdi e Cavalli a Stradella e Caldara fino ad autori spagnoli come Lucas Ruiz De Ribayaz e José Marin e britannici come Orlando Gibbons e Henry Purcell, mentre il 20 novembre sarà la volta dell’oratorio drammatico Theodora (1750) di Händel con l’Orchestra Il Pomo d’Oro diretta da Maxim Emelyanychev e un grande cast in cui spiccano Lisette Oropesa, Joyce DiDonato e Michael Spyres.

 

Sonya Yoncheva, oggi tra le voci di riferimento per parti verdiane e pucciniane, è attesa alla Scala nella prossima Stagione nelle vesti di due grandi eroine tra Ottocento e Verismo: Gioconda e Fedora nelle opere eponime di Ponchielli e Giordano, mentre è stata recentemente protagonista di Siberia, sempre di Giordano, a Firenze. Nella sua formazione però la musica barocca occupa una posizione centrale, fin dagli inizi nel Jardin des Voix di William Christie, e a questo repertorio è tornata anche nel 2020 per incidere l’album Rebirth, che risale a splendori e malinconie della musica vocale del tardo Rinascimento proponendo pagine composte tra la fine del Cinquecento e il primo Settecento. Un percorso musicale che riafferma l’indipendenza di un’artista che non si è mai lasciata limitare nelle sue scelte ma anche la curiosità di una musicista sempre pronta a esplorare nuovi titoli e personaggi. Parte dell’impaginato dell’album si riversa nel programma del concerto scaligero, che accosta classici italiani come Monteverdi e Cavalli alle atmosfere elisabettiane di Dowland e Gibbons e autori secenteschi spagnoli. Una serata insolita e di grande suggestione con il contributo dell’Ensemble Cappella Mediterranea fondato nel 2005 da Leonardo García Alarcón, ormai un punto di riferimento in questo repertorio. 

 

La prima volta di Theodora alla Scala è affidata all’orchestra Il Pomo d’Oro (il nome riprende il titolo di un’opera di Cesti) che dal 2012 riunisce alcuni dei migliori talenti internazionali nel campo della musica barocca e classica e che in questo caso si affianca alla Compagnia del Madrigale sotto la direzione di Maxim Emelyanychev, classe 1988. Gli oratori di Händel vivono voci sontuose e interpreti carismatici: alla Scala Theodora sarà Lisette Oropesa, che dopo aver dovuto rinunciare a causa della pandemia a essere Lucia di Lammermoor con Riccardo Chailly il 7 dicembre 2020 è attesa alla Scala come Giulietta ne I Capuleti e i Montecchi nel gennaio 2021, mentre la sua confidente Irene ha la voce di Joyce DiDonato, che torna così al Piermarini dopo alcuni anni di assenza.

 

 Debutta invece alla Scala nella parte di Didymus il controtenore Paul-Antoine Bénos-Djian. La parte di Septimius, con la sua grande aria finale “Descend, kind Pity, heav’nly guest” è affidata a Michael Spyres, noto in Italia soprattutto come grande virtuoso rossiniano.

 

Theodora è il penultimo oratorio di Händel. Se lo stesso Bach era stato accusato di accogliere nelle sue Passioni echi e stilemi di musiche profane, la produzione sacra del grande Sassone sviluppa disinvoltamente la commistione con i modelli dell’opera italiana assumendone la ricchezza dell’ornamentazione vocale e l’estroversione spettacolare, ma anche la commossa sensibilità alle umane peripezie. In particolare Theodora, che segue di pochi mesi Salomon e Susanna, presenta una carismatica protagonista femminile, un’appassionata storia d’amore e un esito tragico.  Non a caso l’oratorio, su libretto inglese di Thomas Morell di argomento sacro ma non tratto dalla Bibbia, non vide la luce in contesto ecclesiastico ma al Covent Garden, nel 1750 sotto la direzione dell’autore, e non a caso gli oratori händeliani sono oggi regolarmente rappresentati in forma scenica: ricordiamo alla Scala pochi anni fa Il trionfo del Tempo e del Disinganno nell’allestimento di Jürgen Flimm, mentre di Theodora si segnala soprattutto lo spettacolo pensato da Peter Sellars per Glyndebourne.

Il martirio di Teodora e Didimo, argomento del volume di Robert Boyle del 1687 che ispirò Morell, era stato trattato anche da Corneille ed è narrato per la prima volta da Sant’Ambrogio: per contrastare la crisi demografica gli imperatori Diocleziano e Massimiano promulgano un editto che criminalizza la verginità. La nobile Teodora, che a causa della sua fede cristiana rifiuta di abdicare al suo voto di castità, viene rinchiusa in un lupanare dove il suo primo cliente è in realtà il correligionario Didimo che ne propizia la fuga ma viene arrestato e condannato a morte. Teodora sceglie di farsi decapitare con lui. Nel libretto di Morell la vicenda è analoga: il procuratore di Antiochia Valente decreta che per il compleanno di Diocleziano si rendano sacrifici a Venere e Flora. Di fronte al rifiuto di Teodora, minaccia di farla violare dalle guardie, tra le quali è Didimio che l’aiuta a fuggire prestandole il suo elmo e la sua corazza, ma viene arrestato. Anche qui Teodora chiede di morire al suo posto, ma Valente fa decapitare entrambi. L’oratorio, in cui convivono solennità, carattere elegiaco e riflessione sulla vita ultraterrena, dispiega cori sontuosi ma anche arie dense di commozione, tra cui spiccano quelle di Theodora, le uniche già udite alla Scala nei recital di canto di Katia Ricciarelli e Montserrat Caballé, e il memorabile duetto del secondo atto “To Thee, Thou glorious Son”.

 

 

 

 

 

 

 

 

martedì 16 novembre 2021

STAGIONE LIRICA 2021 - 2022 DEL TEATRO REGIO DI PARMA.


STAGIONE 2021 - 2022 DEL TEATRO REGIO DI PARMA.



STAGIONE LIRICA
Carmen e Norma, i capolavori di Georges Bizet e Vincenzo Bellini, La favorita di Donizetti, il debutto per Parma di Ascesa e caduta della città di Mahagonny di Kurt Weill e l’operetta in prima assoluta Gran Teatro Reinach commissionata per celebrare l’amato teatro della città distrutto in seguito ai bombardamenti della Seconda Guerra. 5 titoli e 22 recite da dicembre 2021 ad Aprile 2022 compongono la Stagione Lirica del Teatro Regio di Parma
In giugno il 58° Concorso Internazionale Voci Verdiane Città di Busseto
 
STAGIONE CONCERTISTICA
Alexander Lonquich, Beatrice Rana, Trio di Parma, Giuseppe Albanese, Andràs Schiff, Richard Galliano, Anna Tifu e Giuseppe Andaloro, David Russell, i protagonisti della Stagione Concertistica, realizzata da Società dei Concerti di Parma
 
PARMADANZA
Ezralow Dance, Compagnia del Balletto di Roma, Almamia Dance Project, Parsons Dance, Balletto Yacobson di San Pietroburgo, Compagnia del Balletto di Parma compongono gli appuntamenti di ParmaDanza
 
REGIOYOUNG
Cartoons, Rigoletto, Carmen, La Bella addormentata, CenerentolaBlack Aida Favole e opere con la musica jazz e quella di Verdi, Rossini, Čajkovskij, Bizet. Laboratori per insegnanti e mamme in attesa
 
CONTRAPPUNTI
RegioInsieme e il workshop Scrivere d’Opera dedicati a Carmen, Incontri, Prove aperte
 
ABBONAMENTI E BIGLIETTI
Stagione Lirica: Abbonamenti dal 17 novembre 2021;
Biglietti Gran Teatro Reinach dal 19 novembre; Carmen, Norma, La favorita,
Ascesa e Caduta della Città di Mahagonny dal 30 novembre
 ParmaDanza: Abbonamento dal 7 dicembre 2021; Biglietti dal 17 dicembre
 Stagione Concertistica, RegioYoung: vendite in corso

STAGIONE LIRICA

 

Carmen e Norma, i capolavori di Georges Bizet e Vincenzo Bellini, La favorita di Donizetti, il debutto per Parma di Ascesa e caduta della città di Mahagonny di Kurt Weill e l’operetta in prima assoluta Gran Teatro Reinach commissionata per celebrare l’amato Teatro Reinach della città, distrutto in seguito ai bombardamenti della Seconda Guerra.

5 titoli e 22 recite da dicembre 2021 ad Aprile 2022 compongono la Stagione Lirica del Teatro Regio di Parma

 

Gran Teatro Reinach è l’operetta in prima esecuzione assoluta commissionata dal Teatro Regio di Parma che debutterà sabato 11 dicembre alle ore 20.00 e domenica 12 dicembre 2021 alle ore 15.30, con la drammaturgia e i testi di Sergio Basile, la regia di Marco Castagnoli, le scene di Franco Venturi, i costumi di Lorena Marin, le luci di Andrea Borelli, le coreografie di Luisa Baldinetti.

Gianluca Martineghi dirige l’Orchestra Rapsody che eseguirà le musiche con gli arrangiamenti originali di Alessandro Palumbo tratte da La vedova allegra, Cin ci la, Il paese dei campanelli, Al Cavallino bianco, Scugnizza, Addio giovinezza!, Il Paese del sorriso, L’acqua cheta, Orfeo all’inferno. In scena Giuseppe Verzicco (Mino, per la prima volta al Teatro Regio), Eleonora Buccarini (Caterina, per la prima volta al Teatro Regio), Lucrezia Drei (Adalgisa), Valentino Buzza (Natale), Claudia Urru (Alba, per la prima volta al Teatro Regio), Manuel Amati (Lazzaro), Marco Bussi (Achille, per la prima volta al Teatro Regio), Chiara Tirotta (Mercede, per la prima volta al Teatro Regio), Massimo Fiocchi Malaspina (Maestro Brustolon), Filippo Lanzi (Attila Bottazzi), Thomas Rizzoli (Maggiore Kessler), Alfonso Antoniozzi (Il suggeritore, per la prima volta al Teatro Regio in veste anche di attore).

“Il 13 maggio 1944, vittima dei pesanti bombardamenti degli alleati sulla città di Parma, termina la sua esistenza il Teatro Reinach, o Paganini, come si era “italianamente” chiamato dal 1938 – scrive Sergio Basile. Con la sua scomparsa si apre una ferita, mai forse rimarginata del tutto, nel cuore della città, in Piazza della Pace. Il Teatro Reinach non è stato mai più ricostruito. Questa drammaturgia vuole restituire alla città un pezzo della sua storia: un edificio, un teatro in cui sono passati attori, cantanti, direttori d’orchestra, pubblico, sensazioni, insuccessi. La storia del Reinach non è certo minore rispetto a quella del Regio. La parte più popolare della città passa dal Reinach.[…] Strana sorte quella del Reinach. Nacque come dono alla città di un banchiere tedesco, per dare una cornice dignitosa agli spettacoli più popolari: una specie di alter ego più domestico del Regio. […] Un omaggio postumo da parte del grande Teatro Regio verso lo sfortunato “fratello minore”, il Teatro Reinach, appunto”.

“Proprio il Reinach, cui si ispira lo spettacolo – scrive Marco Castagnoli, accoglie l’incontro fra due generazioni, due mondi distinti che attraverso il comune “fuoco sacro” del teatro si fondono, costituendo la linea principale della storia: il mondo del Suggeritore, fulcro centrale della vita del Teatro, e i giovani che in quel luogo trovano rifugio dopo un’azione partigiana. Il loro incontro sarà la miccia che coinvolgerà tutti nella realizzazione di un vero e proprio “spettacolo nello spettacolo” che tenterà di salvare loro la vita. E forse anche quella del Reinach?”

 

Carmen, opéra-comique in quattro atti di Henry Méilhac e Ludovic Halévy dal romanzo Carmen di Prosper Mérimée, musica di Georges Bizet, inaugura la Stagione Lirica del Teatro Regio di Parma, ove torna in scena dopo 19 anni, mercoledì 12 gennaio 2022, ore 20.00 (recite venerdì 14 ore 20.00, sabato 15 ore 17.00, domenica 16 ore 15.30, venerdì 21 ore 20.00, domenica 23 gennaio 2022, ore 15.30) in un nuovo allestimento, realizzato in coproduzione con I Teatri di Reggio Emilia, Fondazione Haydn di Bolzano, con la regia di Silvia Paoli, che firma per la prima volta la messinscena di quest’opera, le scene Andrea Belli i costumi di Valeria Donata Bettella, le luci di Marcello Lumaca, i video di Francesco Corsi, le coreografie di Carlo Massari/C&C Company.

Jordi Bernacer dirige l’Orchestra dell’Emilia-Romagna “Arturo Toscanini”, il Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani e il Coro di voci bianche del Teatro Regio di Parma preparato da Massimo Fiocchi Malaspina.

Interpreti: Martina Belli (Carmen), Arturo Chacon Cruz (Don José, per la prima volta al Teatro Regio), Marco Caria (Escamillo), Laura Giordano (Micaela), Armando Gabba (Dancairo), Saverio Fiore (Remendado), Gianni Giuga (Morales), Massimiliano Catellani (Zuniga), Eleonora Bellocci (Frasquita), Chiara Tirotta (Mercedes). Nelle recite del 15 e del 21 gennaio Carmen sarà interpretata da Ramona Zaharia, Don José da Azer Zada, Escamillo da Alessandro Luongo, Micaela da Veronica Marini (al debutto nel ruolo), questi ultimi tutti per la prima volta al Teatro Regio.

“In questa messa in scena c’è, in particolare per me, la rivelazione di come anche questa sia l’ennesima storia di una donna vista attraverso gli occhi degli uomini: compositore, librettisti, scrittore e soprattutto Don José – scrive Silvia Paoli. […] Mi è sembrato dunque importante concentrare l’attenzione sul fatto che Carmen non esista in realtà se non attraverso le parole del suo assassino e che quindi il vero protagonista della vicenda sia Don José, colui che porta avanti l’azione. Non sappiamo nulla di Carmen che non sia in relazione a lui, Carmen non cambia, Don José si trasforma in nome di una passione (che mi guardo bene dal chiamare amore) vissuta in maniera ossessiva, malata, che lo porta a non tollerare l’idea di non poter più possedere quello che vuole; una storia che potremmo benissimo leggere anche oggi sulla cronaca di qualsiasi quotidiano. Ho pensato quindi a una prigione e all’intera vicenda non tanto come un flashback quanto piuttosto a un ricordo ossessivo di Don José che rivive dalla sua cella l’incontro con Carmen e l’epilogo tragico della sua storia, raccontandoselo e deformandolo attraverso l’immaginazione, il proprio punto di vista. […] Essendo gli anni Sessanta un periodo in cui per le donne comincia a realizzarsi un processo di emancipazione (ricordo che in Italia il reato di adulterio è stato abolito nel 1968 e il delitto d’onore solo nel 1981) e si mettono in discussione i pilastri del patriarcato mi sembrava giusto collocare la vicenda in quegli anni, dove il sogno di molti uomini continua ad oscillare fra la moglie devota e l’amante lasciva (la Santa e il demonio, Micaela e Carmen) ma per “il sesso debole” si aprono prospettive di crescita e ribellione. […] Sono convinta che per parlare di femminicidio senza retorica sia necessario più che mai che Carmen muoia; chiamare chi l’ha uccisa non “amante tradito” o “fidanzato geloso” ma assassino e metterlo in prigione è un modo per rendere giustizia a Carmen e a tutte le donne che vogliono essere loro stesse, a prescindere dai desideri degli altri”.

 

La favorita, grand opéra in quattro atti su libretto di Alphonse Royer, Gustave Vaëz e Eugene Scribe, musica di Gaetano Donizetti, debutta al Teatro Regio di Parma, ove torna in scena dopo 40 anni, venerdì 25 febbraio, ore 20.00 e domenica 27 febbraio 2022, ore 15.30 nel nuovo allestimento, realizzato in coproduzione con Teatro Municipale di Piacenza, con la regia di Andrea Cigni, le scene di Dario Gessati, i costumi di Tommaso Lagattolla, le luci di Fiammetta Baldiserri.

Matteo Beltrami sul podio dell’Orchestra Filarmonica Italiana e del Coro del Teatro Municipale di Piacenza, preparato da Corrado Casati, dirige il cast composto da Simone Piazzola (Alfonso XI), Anna Maria Chiuri (Leonora di Guzman), Celso Albelo (Fernando), Simon Lim (Baldassarre), Andrea Galli (Don Gasparo, per la prima volta al Teatro Regio), Renata Campanella (Ines, per la prima volta al Teatro Regio).

“La storia di Favorita è una storia di ruoli e di personaggi, delle differenze sociali tra questi e delle dinamiche affettive e di potere che li regolano – scrive Andrea Cigni. I ruoli e i personaggi sono il centro drammaturgico più importante. Poco importa in realtà il contesto storico o geografico della vicenda. Sono però importanti le relazioni tra i protagonisti e dunque uno spazio fortemente simbolico e significativo ove tutto si svolge e prenda vita. La sincerità, la chiarezza dei personaggi, il loro essere ‘veri’, è nascosto dal ruolo e dunque dal costume che li protegge e che impedisce di essere loro stessi. Il coro ha una funzione essenziale di commento all’azione, come se fosse spettatore distaccato ma presente di qualcosa che si svolge davanti a lui, come se assistesse a un teatro (nel senso filologico del termine, ovvero ‘azione del guardare’) rappresentato da Fernando, Alfonso, Leonora. E dunque dobbiamo andare a scoprire la verità nascosta dentro ai costumi dei personaggi stessi, che impongono un ruolo nella società e che rappresentano una specie di ‘corazza’ ai sentimenti, ma anche una protezione rispetto alla collocazione sociale che hanno. Siamo partiti dunque dall’idea del Teatro Anatomico, luogo dove si “esaminano” profondamente (fisicamente) gli individui e che qui vorremmo riproporre come “analisi” e disamina dei sentimenti, delle viscere affettive dei personaggi, del loro essere veri sotto una pelle (rappresentata dal costume) che solo quando viene tolta li lascia sinceramente esprimere ciò che sentono, provano, vivono mostrandoci i loro sentimenti, la loro sofferenza, la loro angoscia, il loro amore, la loro verità. Poco importa a dire il vero se è Spagna e se è il 1340. Ciò che conta è la dinamica drammatica raccontata allo spettatore (e dunque anche al coro che ha questa funzione in scena). […] Ci interessa così analizzare minuziosamente, come avviene per un corpo nel teatro anatomico, la storia tra i personaggi, le dinamiche dei loro comportamenti, la sintesi dei loro sentimenti. È assolutamente affascinante capire come, per mantenere una credibilità e un ruolo sociale, il costume intervenga sulle persone e che valore semantico questo ricopra nella drammaturgia e come lo spazio, che non è orpello o di contorno, diventi in realtà spazio vivo e vitale dell’agire analitico di chi assiste alle vicende rappresentate”.

 

Norma, tragedia lirica in due atti su libretto di Felice Romani, musica di Vincenzo Bellini, debutta al Teatro Regio di Parma, ove torna in scena dopo 20 anni, venerdì 18 marzo 2022, ore 20.00 (recite domenica 20 marzo ore 15.30, venerdì 25 marzo ore 20.00, domenica 27 marzo 2022, ore 15.30) nel nuovo allestimento realizzato in coproduzione con Teatro Municipale di Piacenza, Teatro Comunale di Modena, con la regia di Nicola Berloffa, le scene di Andrea Belli, i costumi di Valeria Donata Bettella, le luci di Marco Giusti

Sesto Quatrini dirige l’opera per la prima volta sul podio dell’Orchestra Filarmonica Italiana e del Coro del Teatro Regio di Parma, maestro del coro Martino Faggiani. Protagonisti Angela Meade (Norma), Stefan Pop (Pollione), Michele Pertusi (Oroveso), Carmela Remigio (Adalgisa), John Matthew Myers (Flavio), Mariangela Marini (Clotilde).

“Sullo sfondo di una guerra continua - scrive Nicola Berloffa - osserviamo i detriti di una società vinta e conquistata. Da un lato troviamo i Galli sconfitti che vivono reclusi in un palazzo ottocentesco incendiato e devastato, ultime vestigia di un potere perduto. Nessun druido con la barba, ma vecchi generali e soldati attaccheranno con le poche forze restanti Norma cercando di estorcerle il segnale atto a una agognata e penosa nuova Rivoluzione. In questo adattamento si è spostata l’azione del dramma verso un Ottocento europeo, nel periodo delle grandi lotte e delle rivoluzioni interne che hanno segnato il XIX secolo, ma sono state rispettate assolutamente le dinamiche conflittuali tra vincitori e vinti, i deliri amorosi e le gelosie uterine delle eroine belliniane. Potremmo trovarci a Solferino o a Parigi ai tempi della guerra prussiana. Vedremo cadere Norma, da “donna del popolo” a nuova vittima designata, perché nell’arco del racconto la sacerdotessa passa da beniamina a traditrice con una logica assolutamente moderna e marziale: nessun processo l’attende, solo una condanna urlata dalla piazza con una relativa violenta esecuzione. I temi suggeriti dal libretto potrebbero portarci a una facile attualizzazione, ma questo non è necessario perché la scrittura musicale di Bellini riesce in modo moderno a farci scoprire personaggi che, una volta liberati dai numeri di parata, provano sentimenti umani. Che sono gli stessi che proviamo noi oggi”.

 

Ascesa e caduta della città di Mahagonny (Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny), opera in tre atti su testo di Bertolt Brecht, musica di Kurt Weill, va in scena per la prima volta al Teatro Regio di Parma martedì 26 aprile 2022, ore 20.00 (recite giovedì 28 aprile ore 20.00, sabato 30 aprile 2022, ore 20.00) nel nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma, realizzato in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2021, in coproduzione con Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, con la regia di Henning Brockhaus, le scene di Margherita Palli, le luci di Pasquale Mari, i costumi di Giancarlo Colis, la coreografia di Valentina Escobar.

Christopher Franklin dirige l’opera per la prima volta sul podio dell’Orchestra dell’Emilia-Romagna “Arturo Toscanini” e del Coro del Teatro Regio di Parma, maestro del coro Martino Faggiani. Protagonisti Christopher Lemmings (nei ruoli di Tobby Higgins e Jack O’Brien, per la prima volta al Teatro Regio), Marianne Cornetti (al debutto nel ruolo di Leokadja Begbick), Chris Merritt (Fatty, per la prima volta al Teatro Regio), Luiz Ottavio Faria (al debutto nel ruolo di Trinity Moses, per la prima volta al Teatro Regio), Anne-Marie Kremer (al debutto nel ruolo di Jenny Hill, per la prima volta al Teatro Regio), Tobias Hächler (al debutto nel ruolo di Jimmy Mahoney, per la prima volta al Teatro Regio), Horst Lamnek (Bill, per la prima volta al Teatro Regio), Alexander Milev (Joe, per la prima volta al Teatro Regio), Sergio Basile (Il narratore), Roxana Herrera, Elizabeth Hertzberg, Yuliia Tkachenko, Cecilia Bernini, Priscila Moura Olegario, Mariangela Marini (Sei ragazze di Mahagonny). L’opera è presentata in lingua tedesca con sopratitoli in italiano e inglese.

“Mahagonny è una metropoli del piacere e del divertimento, un paradiso del whiskey, del mangiare senza limiti, dei bordelli lussuriosi - scrive Henning Brockhaus. È un luogo dove i soldi possono tutto ma alla fine non servono a niente: non si compra la felicità. Il protagonista Jimmy Mahoney con impeto da rivoluzionario del capitale impone la legge del “tu puoi fare tutto”. Tutti cercano il godimento e il divertimento soltanto nei soldi, quindi il loro desiderio è limitato e contorto. Jimmy Mahoney diventa alla fine la vittima delle sue intenzioni: indebitandosi per aiutare un compagno chiede un prestito che gli viene negato. Viene condannato a morte, perché non ha più soldi. Non avere soldi è rigorosamente vietato a Mahagonny. Alla fine Mahagonny precipita nella rovina, tra le proteste dei cittadini che condannano le atrocità del capitalismo e ribellandosi con violenza. Il mondo degli operai manca in Mahagonny; noi abbiamo creato però nel fondo della scenografia un mondo dei poveri e sfruttati. Esistono come un’ombra, ma la loro presenza è angosciante. Ci siamo ispirati anche alla pittura americana di Edward Hopper, sia per lo spazio sia per i costumi. L’America ha creato il sogno della felicità con il capitalismo, ma la ricchezza è basata sul crimine. In Mahagonny gli imprenditori sono prima criminali e poi giudici di loro stessi. Fondano una città del godimento, che promette di realizzare tutti i sogni: l’Utopia del Piccolo Borghese”.