Martina Franca - E’ stata affidata ai bravissimi giovani cantanti del
dipartimento barocco dell’Accademia “Rodolfo Celletti” l’esecuzione, in forma semiscenica, de “L’incoronazione
di Poppea” di Claudio Monteverdi. Il dramma in musica su libretto di Francesco
Busenello è stato rappresentato per l’ultima
replica del 2015 nell’atrio del Chiostro di S. Domenico. L’opera, infatti, era
già stata data a Martina, quando era
direttore artistico Rodolfo Celletti con Alberto Zedda, direttore; tra gli
interpreti di quell’edizione Daniela Dessì (nel ruolo di Poppea) e Anna
Caterina Antonaci (in quello di Amore). L'opera
di Monteverdi esiste in due versioni manoscritte, una napoletana
e una veneziana; quest’ultima è
priva di alcune pagine presenti nell' edizione napoletana. In nessuno dei due
manoscritti sono presenti indicazioni
complete per gli strument i ed i cantanti e perciò ogni volta che si affronta
quest’ opera ci si trova a dover scegliere l' edizione, gli strumenti, le voci. L’opera è considerata una delle
pagine più importanti del repertorio
seicentesco e ritenuta un capolavoro
della storia del teatro musicale di tutti i tempi. L’allestimento per la rassegna martinese del 2015 è stato
curato e ridotto drammaturgicamente da Gianmaria Aliverta . La regia realizzata da Gianmaria Aliverta ha
creato un unico luogo d’azione, privo di cambi di scena e con gli artisti che
si muovevano tra il pubblico. Composte solo da cubi e dalla casa di Poppea posta da un lato e dall’altro un albero
capovolto con le radici in alto a simboleggiare l’infondatezza del potere e più
in generale qualcuno di questi giovani cantanti dell’Accademia “Rodolfo Celletti”. Le scene sono state curate da Raffaele Montesano ed i costumi da Alessio Rosati. E val la pena di ricordare lo stesso percorso anche dei giovani direttori d’orchestra, che hanno trovato nel Festival il meritato trampolino di lancio, come Giacomo Sagripanti che già da tempo è sul podio dei più importanti teatri internazionali e quest’anno è tra i direttori d’orchestra protagonisti all’Arena di Verona.
Gaetano Laudadio
Le foto sono di Paolo Conserva

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